Il TAO del Coaching

Il Tao del Coaching
Il Tao del Coaching
Come aiutare individui e gruppi a realizzare obiettivi importanti
Max Landsberg
Dimmi di più…

Come aiutare individui e gruppi a realizzare obiettivi importanti

Un libro sintetico e chiaro per imparare i fondamenti del coaching.

Per diventare un ottimo coach le tecniche da imparare sono poche, giungere alla padronanza della materia, tuttavia, richiede molta pratica.

Ecco le tecniche descritte nel libro:

Prima regola fondamentale: fare domande anziché dire cosa fare.

Quando dai un feedback fai esempi concreti evitando di analizzare i tratti caratteriali (sei un coach non uno psicologo, ti interessano i risultati non l’interpretazione dei processi mentali!).

Ricorda la formula A.I.D.

Azione
Impatto
Desiderio (risultato desiderato)

Decidi insieme l’azione, prevedine  l’impatto, verifica che il risultato sia quello desiderato.

Come fornire un feedback costruttivo

  • Impegnati con l’interlocutore ad approfondire le questioni più importanti
  • Focalizza l’attenzione sulle capacità della persona
  • Fai esempi pratici su come migliorare le capacità
  • Individuate insieme le azioni costruttive
  • Verifica che la persona abbia capito
  • Invita la persona a valutare da sola la propria performance
  • Offri aiuto in caso di necessità.

Metodo GROW

Ecco un per pianificare le sessione di coaching

  1. Goal (stabilite gli obiettivi)
  2. Realtà (fai descrivere la situazione)
  3. Opzioni (elencate le alternative e le opzioni disponibili per produrre il cambiamento)
  4. Riepilogo  (riepilogate i passi successivi, le azioni da adempiere)

Come adeguarsi allo stile individuale della persona

Per essere efficace devi parlare la stessa lingua del tuo interlocutore. Occorre dunque identificare il suo stile individuali. Uno dei metodi disponibili consiste nell’adottare l’MBTI (Myer Briggs Type Indicator) che si basa su quattro dimensioni:

  1. Cosa infonde energia (estroversione o introversione) – l’individuo è estroverso o introverso?
  2. Come raccoglie le informazioni, cosa attira l’attenzione (sensazione o intuito) – reagisce di più in base a ciò che percepisce attraverso i sensi o in base a ciò che interpreta e pensa?
  3. Cosa spinge a prendere una decisione (pensiero o sentimento)  – decide in base al pensiero o al sentimento?
  4. Come si affronta la vita e il lavoro (giudizio o percezione) – preferisce usare il pensiero e il sentimento o la sensazione e l’intuito?

L’indicatore fornisce una guida per interpretare la persona che si ha di fronte e per adeguare conseguentemente la comunicazione e l’atteggiamento.

Resistenze (tue) al coaching

Probabilmente l’idea di adottare il coaching nei rapporti con gli altri fa nascere in te delle resistenze, queste sono le giustificazioni più frequenti:

Giustificazioni

  1. Mancanza di tempo 
  2. Alla persona non interessa
  3. Il lavoro ne risente
  4. Potrei nuocere

Le giustificazioni fanno da paravento alle vere motivazioni. Le motivazioni vere più frequenti sono:

Vere motivazioni

  1. Devo avere il pieno controllo di tutto
  2. Ho paura di non riuscire a farcela
  3. Se ignoro il problema, sparirà
  4. Non mi apprezzeranno

Una volta individuata la vera motivazione puoi rimediare in questo modo:

Rimedi

  1. Stabilisci tempi e modalità del coaching
  2. Domanda alla persona tempi e modalità più opportune per il coaching e il feedback
  3. Riesamina le tua capacità di diventare leader
  4. Inizia con qualcuno già bravo o fidato

Coaching veloce

Non necessariamente le sessioni di coaching devono durare molto e distribuirsi su un periodo di tempo. Alcune situazioni richiedo un caoching veloce e immediato.

Ecco i passi di una sessione di coaching veloce: 

  1. fai descrivere e definire il problema
  2. fai definire e descrivere la situazione ideale
  3. fai elencare gli ostacoli frapposti fra la situazione attuale e quella ideale
  4. cerca con la persona la soluzione per superarli definendo azioni e scadenze

Scegliere lo stile di coaching più adatto

Per capire quanto delegare

  1. Capire se la persona ha la volontà e la capacità per eseguire un compito
  2. Scegliere lo stile di coaching più adatto in base allo schema riportato sotto
  3. Spiegare l’approccio che si intende adottare
  4. Cerca di accrescere e potenziare la capacità e la volontà
Alta volontà Guidare Delegare
Bassa volontà Dare direttive Stimolare
  scarse capacità ottime capacità

Come gestire la resistenza (dell’altro) al coaching

Individua il motivo per cui il destinatario respinge l’offerta (rifiuta i consigli da chiunque o rifiuta te come coach?)

Riluttanza verso il coaching in generale

Atteggiamenti della persona:

  • Riluttanza ad ammettere la possibilità di miglioramento
  • Mancanza di fiducia verso l’azienda (per il caoching in azienda)
  • Temporanea mancanza di tempo

Opzioni a disposizione del coach

  • Individua i limiti della persona
  • Enfatizza la reale necessità di miglioramento oppure….
  • Fatti avanti e chiedi alla persona di farti a sua volta da coach
  • Costruisci fiducia
  • Fissa una sessione di coaching

Riluttanza verso di voi come coach

Atteggiamenti della persona:

  • Precedenti non felici nelle vostre interazioni 
  • Differenze sostanziali tra il tuo stile e il suo
  • Percezione del ruolo del coach come “altamente valutativo”

Opzioni a disposizione del coach 

  • Tenta di “seppellire l’ascia di guerra”
  • Parla apertamente e convieni che esistono differenze di stile (vedi l’MBTI Myer Briggs Type Indicator)
  • Spiega chiaramente il tuo ruolo 
  • Sottolinea che il coaching non è valutativo

Motivazione

Ciclo negativo della motivazione

Mancanza di fiducia -> Esitazione -> Scarsi risultati -> Feedback insoddisfacente -> Mancanza di fiducia….

Ciclo positivo della motivazione

Fiducia -> Desiderio di raggiungere un elevato standard qualitativo -> Ottimi risultati -> Elogi -> Fiducia ….

Inizia accrescendo la fiducia della persona:

  1. Fai prendere coscienza del suo grado di motivazione 
  2. fornisci una vision stimolante e supporti alla sua efficacia facendo riferimento a precedenti positivi anche in ambiti diversi dall’area in questione
  3. Individua ciò che motiva maggiormente (nel libro è presente un appendice con diversi test ed esercizi fra cui uno sulla motivazione)
  4. Apprezza gli sforzi e i risultati

Considerare le differenze culturali

Ecco quattro principali dimensioni che differenziano le culture nazionali o internazionali:

  • Schiettezza: essere diretti o lanciare messaggi impliciti  -> il feedback del coach deve tenerne conto
  • Attitudine alla gerarchia e al consenso/dissenso -> definire il ruolo del coach e scegliere lo stile più adatto
  • Individualismo/risultato di squadra -> valorizzare il risultato del singolo o della squadra

Formare una squadra vincente

Suggerimenti per ottimizzare il lavoro di squadra e suscitare un atteggiamento positivo verso il coaching:

  1. il gruppo definisce regole concordate di relazione e obiettivi individuali
  2. ciascun membro discute apertamente su come migliorare le proprie capacità
  3. la squadra stende il programma operativo
  4. si crea un clima di serenità nel dare e ricevere feedback e nell’evidenziare i problemi
  5. la squadra si riunisce ogni due settimane per discutere i risultati ottenuti

Il coach non è uno psicologo

Cosa devi fare come coach:

  • Assegna compiti specifici
  • sii schietto 
  • assicurati di sollevare problemi reali
  • calibra l’intensità e la frequenza del coaching
  • suggerisci a coloro che hanno grossi personali di rivolgersi a uno specialista

Cosa non devi fare come coach:

  • cercare di individuare problemi psicologici
  • essere accondiscendente e accomodante
  • andare fuori tema
  • eccedere nelle sessioni 
  • fare e far fare il passo più lungo della gamba

Fornire feedback al capo

Quasi tutti vorrebbero ricevere un feedback tempestivo, costruttivo, concreto ed espresso con chiarezza e delicatezza

Ecco come creare le condizioni per offrire il proprio aiuto anche al proprio capo:

  • “Vorresti un feedback? In che modo? Riguardo a cosa?”
  • “Se volessi darti un feedback come dovrei comunicartelo”
  • “Ritieni che potrei aiutarti a comprendere meglio alcuni aspetti del progetto a cui stiamo lavorando?”
  • “Come posso fare per parlare con te di….”

Mentoring

Il coach aiuta una persona a portare a termine un compiti specifici, il mentore sviluppa un rapporto di più lunga durata è un riferimento generale, fornisce una guida ed è di esempio.

Il mentore

  • Aiuta ad avere un atteggiamento positivo
  • Presta ascolto e comprende i sentimenti senza per forza legittimarli
  • Fornisce informazioni 
  • Promuove l’esplorazioni delle opzioni a disposizioni
  • Delega e lascia agire autonomamente
  • Discute apertamente dei comportamenti negativi
  • Suggerisce un modello di comportamento

Il TAO del coaching

Il significato del TAO del coaching sta nel migliorare le tua abiltà di leader aiutando gli altri a crescere e a sviluppare le loro capacità.

Significa: dare per ricevere

Dare (fare coaching)

Contesto

  • Individua le capacità e il grado di volontà della persona
  • Accordati sull’approccio più idoneo (frequenza, stile, …)
  • Sviluppa fiducia
  • Motiva

Organizzazione delle sessioni

  • Dedica alcune sessioni al metodo GROW (20 – 60 minuti)
  • Fornisci feedback (5 – 10 minuti)
  • Elogia, motivando (1 minuto)
  • Spiega con esempi concreti

Conclusioni

  • Incoraggia a riflettere
  • Stabilisci di comune comune accordo i passi successivi

Ricevere (coaching)

Frasi per “procurarsi” il coaching

  • (Al capo) “Sto cercando di migliorare in …, ti sarei grato potessi darmi dei feedback, ti va?”
  • (Al collega) “Penso che tu sia un esperto di …, vorrei migliorare anche io in quest’ambito. Ti spiace se nei prossimi mesi ti  chiedessi di fornirmi dei consigli?”
  • (Al collaboratore che riporta a te) “Desidererei avere un tuo feedback e qualche suggerimento su … ogni volta che pensi ce ne sia bisogno dimmelo, non aspettare che te lo chieda”

Il Tao del Coaching
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Come aiutare individui e gruppi a realizzare obiettivi importanti
Max Landsberg
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Smettila di incasinarti – Roberto Re

 

Smettila di Incasinarti!

Smettila di Incasinarti!
Come rendersi la vita meno complicata ed essere più felici
Roberto Re
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“Ma come cavolo fanno le persone a incasinarsi così?”

Seguendo precise strategie di incasinamento:

NON VIVERE NEL PRESENTE

Gli adulti sono abituati a focalizzarsi sul dolore, sulle conseguenze negative delle loro azioni, a differenza dei bambini che vivono solo il presente e ricercano costantemente il piacere.

Non vivere nel presente significa focalizzarti sui problemi e sul passato, sui sensi di colpa, invece di lasciarli andare. Quel che è stato è stato.

Occorre lasciare rimpianti, preoccupazioni e ansie inutili e ritornare a godere di quello che fai.

NON SAPERE QUELLO CHE SI VUOLE

Probabilmente sai benissimo ciò che non vuoi ma hai idee molte confuse su ciò che desideri. Anticipi nella mente ciò che vuoi evitare, tutte le situazioni  negative. Devi reagire concentrandoti su ciò che vuoi, senza accontentarti, alzando i tuoi standard, senza limitarti per paura di sbagliare e rimanere deluso, perché il piacere sta più nel viaggio che nell’arrivo, e anche il fallimento è un’esperienza e il rimpianto è peggiore della delusione. Fai chiarezza su ciò che vuoi, dillo a tutti forte e chiaro e parti alla sua conquista.

ASPETTARE A TRAFORMARE IN AZIONE CIO’ CHE SI E’ DECISO

Agire senza pensare è forse meno peggio che pesare senza agire. Ma probabilmente spesso rimandi le cose più importanti. Perché? Per paura di sbagliare, di non riuscire, di essere respinto. E’ naturale ma non inevitabile. Ogni scusa è buona per rimandare, ma alla fine non potrai sfuggire alla delusione (quella che cercavi di evitare) e al rimpianto. Allora non è meglio agire senza mentire a te stesso?

MENTIRE A SE STESSI

Mentire è un modo di difenderti dal dolore, lo puoi fare in tanti modi, dicendoti che sei fatto così, dando la responsabilità ad altri o al contesto, sminuendo l’obiettivo e il piacere di raggiungerlo, o ancora peggio rifacendoti a verità apparentemente inconfutabili appellandoti alla saggezza e al (falso) buon senso delle generalizzazioni.  Ma evitare un dolore immediato spesso porta a doverne sopportare uno più grande in futuro. Per sopravvivere ti impedisci di vivere.

RIMANERE NELLA PROPRIA STORIA

Perché non riesci ad uscire dalla situazione incasinata?  Il motivo è che giustifichi la tua situazione raccontando(ti) una storia in ci ti convinci di essere un eroe che combatte un avversario responsabile della tua situazione. Come ne esci? Con una rivelazione che cambi il tuo punto di vista, che trasformi il conflitto in comprensione cui seguono accettazione e perdono e che trasformi la storia in una diversa, nuova e più piacevole e costruttiva.

RIMANERE TROPPO A LUNGO IN STATI DEPOTENZIANTI

Le emozioni negative sono inevitabili e, entro certi limiti, perfino utili, ma quando durano troppo a lungo o sono troppo intense diventano tossiche. I bambini passano velocemente da emozioni intense di gioia a stati d’animo negativi e viceversa. Crescendo hai perso questa capacità.  Molti credono che un certo grado di incasinamento sia la normalità e di non poter controllare il proprio stato d’animo. Lo attribuiscono a cause esterne (si dice ad esempio “mi fai arrabbiare” e non “mi arrabbio”). Inoltre gli stati d’animo negativi vengono spesso valorizzati e generano l’attenzione degli altri.  Se stai male per qualcosa significa che ci tieni, se stai sempre bene sei visto come una persona superficiale. Questo è il senso comune. Invece puoi e devi uscire dagli stati d’animo negativi, reagendo fisicamente (i cambiamenti fisiologici e comportamentali influiscono sullo spirito) e mentalmente, spostando l’attenzione su quanto c’è di positivo e di buono e controllando il tuo dialogo interno….

COMUNICARE MALAMENTE CON SE STESSI

Non sono gli eventi che determinano come stai, ma il significato che gli dai. Il tuo stato d’animo dipende da ciò che ti dici (dal tuo dialogo interno) e dalle parole che utilizzi. Sostituire vocaboli esageratamente negativi con parole positive e potenzianti cambierà la tua esperienza. Quando sei in gruppo l’effetto delle parole è ancora più potente, soprattutto se chi le dice ha uno status elevato. Dunque il linguaggio che utilizzi crea le tue credenze e le tue credenze determinano i tuoi risultati. 

MANTENERE E RINFORZARE LE PROPRIE CREDENZE LIMITANTI

Se c’è un’area della tua vita in cui tendi a incasinarti costantemente lì ci sono delle cedenze che contribuiscono a creare quella situazione.  Una credenza è una certezza nei riguardi di qualcosa. Le credenze ti rassicurano e quindi tendi a cercarne conferme ovunque e ad essere cieco nei confronti di ciò che le contraddice.  Le credenze si formano sui riferimenti: esperienze e sentimenti personali o esterni che confermano e rafforzano la credenza. Possono essere potenzianti o limitanti. Solitamente le seconde prevalgono numericamente sulle prime. Le credenze che hai su te stesso creano la tua autoimmagine che tenderai inconsciamente a confermare a te stesso. Bastano pochi riferimenti (eventi) per creare credenze permanenti e pervasive su di te. Ma le credenze sono tue interpretazioni. Combatti quelle depotenzianti andando in cerca di riferimenti contrari (crea il dubbio), sostituendole con altre potenzianti sulle quali cercherai tutti i riferimenti possibili. Cambiare le tue convinzioni ti farà crescere e raggiungere quegli obiettivi che prima pensavi fossero fuori della tua portata.

AVERE TROPPE REGOLE E TROPPO RIGIDE

Gli stati d’animo sono condizionati da regole autoimposte. Queste regole sono particolari categorie di credenze: “per essere felice deve accadere questo….”, “se accade questo significa che….”, “se accade questo allora succede che….”.  I casini nascono quando pretendi di imporre agli altri le tue regole, quando le tue regole sono troppo rigide (quindi spesso incompatibili con le circostanze) o quando le premesse sono troppo alte (“per essere felice devo piacere a tutti”).  Conviene che tu faccia una revisione delle tue regole perché sono generatici prìncipi di incasinamenti e ostacoli alle buone relazioni e alla tua felicità.

FARSI CONDIZIONARE DAGLI ALTRI E DALL’AMBIENTE

Conformarsi per paura della critica rende felici gli altri, non te. E’ impossibile accontentare tutti, ognuno ti dà un’indicazione diversa e contrastante. Ascolta tutti ma agisci con la tua testa. Far contenti gli altri alla lunga non accontenta né te né loro.

Strategie avanzate di incasinamento

Eccole: essere convinto di vivere in un mondo malevolo (ti condiziona negativamente, pensa in positivo); farti troppe domande sul senso e sul significato di ciò che ti accade (il significato degli eventi è quello che gli dai tu, fa che sia produttivo); avere aspettative sulle persone (le persone hanno le loro regole che sono diverse da te); farti guidare dall’orgoglio (che ti impedisce di essere umile e chiedere scusa anche quando dovresti); notare sempre ciò che non va di te (chi è grato per ciò che ha è sempre ricco abbastanza e felice abbastanza) .

Smettere è facile

Adesso che conosci, agisci.

Rinforza le conoscenze, rileggendo le 10 strategie di incasinamento, visita www.smettiladiincasinarti.it, continua a leggere e a nutrire la tua mente di pensieri positivi.

Controlla il tuo dialogo interno, credi in te stesso, fai ciò che sai di dover fare sforzandoti di vincere l’insicurezza e il disagio, metti a fuoco ciò che vuoi, non cercare di essere perfetto, comprendi, ama e perdona, comunica positivamente con te stesso e gli altri, non pensare per estremi ma arricchisci i tuoi punti di vista con più prospettive, assumiti la responsabilità di essere felice e vivi pienamente, sii felice!

Smettila di Incasinarti!

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Come rendersi la vita meno complicata ed essere più felici
Roberto Re
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L’One Minute per vendere – Spencer Johnson, Larry Wilson

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Il modo più rapido per vendere di più con meno stress
Spencer Johnson, Larry WilsonCompralo su il Giardino dei Libri

E’ la storia di un uomo che aveva un grandissimo successo con le vendite.

Non era sempre stato così.  I suoi primi tentativi non sortirono grandi successi. All’inizio provava paura del rifiuto.  Decise allora di chiamare un venditore straordinario di cui aveva sentito parlare per chiedergli qualche consiglio.

Ecco il primo segreto che apprese:  “Il cliente è una PERSONA”.

Il corollario al primo segreto è il “Paradosso Meraviglioso”:

“Ottengo successo quando smetto di cercare di ottenere quel che voglio io e comincio ad aiutare gli altri a ottenere quello che vogliono loro (risolvere un problema, cogliere un’occasione,…)”.

Cosa significa? Significa avere un fine ed il fine è aiutare la gente ad ottenere ciò che vuole. Per questa via ottieni anche ciò che tu vuoi.

IL TUO FINE NEL VENDERE è aiutare la gente a raggiungere la soddisfazione che desidera circa quello che ha comprato e circa se stessa.

Ecco cosa fare per trasformare la vendita in un gioco divertente e privo di stress.

Prima della vendita

  • visualizza come il prodotto o servizio possa aiutare il tuo cliente, ti metto nei panni della persona e la vedi soddisfatta mentre utilizza il prodotto o il servizio
Durante la vendita
  • conquisti la fiducia della persona facendogli capire che ti interessa aiutarla, dici quel che farai e lo fai
  • poni domande e ascolti attentamente le risposte: cosa le piace di più di quello che ha, cosa vuole di quello che non ha, cosa le piace di meno di quello che ha
  • Riassumi le risposte sottolineando chiaramente la differenza fra ciò che l’altro ha e ciò che vuole, così sperimenta le sensazioni che gradirebbe provare (tutti noi compriamo la sensazione che proviamo usando il prodotto, non il prodotto)
  • Lo aiuti a procurarsi ciò che sente di volere, fai esempi di casi simili in cui sei stato di aiuto,  mostri come può procurarselo con il minimo rischio e la massima gratificazione personale
  • Chiedi di comprare (molti venditori banalmente non chiedono di concludere per paura del rifiuto)

Dopo la vendita€€

  • quando vendi con un fine la gente è contenta di ciò che ha comprato e di se stessa e ti fa propaganda
  • chiami le persone per scoprire se sono soddisfatte e se traggono profitto da ciò che hanno acquistato, le gratifichi e chiedi se conoscono qualcuno che potrebbe apprezzare il tuo aiuto
  • se non sono contente ti interessi alle loro difficoltà per trarne informazioni e imparare, cerchi sempre di dare una mano
Ed ecco i segreti per trasformare te stesso in un venditore di successo:
  • scrivi i tuoi obiettivi come se fossero già realizzati concentrandoti sulle cose più importanti, quel 20% che porta l’80% dei risultati
  • li rileggi spesso e li immagino già raggiunti soffermandoti sul piacere che provi avendoli conseguiti
  • ti abitui a sorprenderti a fare le cose giuste
  • quando raggiungi, anche parzialmente, un obiettivo, ti dici cosa hai fatto bene e godi della tua soddisfazione per averlo fatto
  • ti incoraggi a ripetere l’esperienza
  • quando non li raggiungi, rimproveri il tuo comportamento (non te stesso), giudichi inaccettabile (non cattivo) il tuo comportamento per gli standard che puoi raggiungere
  • osservi chiaramente cosa hai fatto e cosa provi in questa situazione
  • non ti identifichi con quel comportamento, anzi, sei convinto di essere in grado di cambiare rotta e adottare un comportamento che ti porterà ad essere soddisfatto di te stesso
  • ridi dello sbaglio e ricominci a lavorare ripartendo dagli obiettivi
QUANDO DOMINERAI IL METODO
NE RENDERAI PARTECIPI GLI ALTRI

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Come ottenere il meglio da sé e dagli altri – Anthony Robbins

Come Ottenere il Meglio da Sé e dagli Altri Come Ottenere il Meglio da Sé e dagli Altri
Il manuale del successo nella vita e nel lavoro (edizione italiana di “Unlimited Power: The New Science of Personal Achievement”)
Anthony Robbins
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Il titolo promettere consigli pratici ed efficaci per cambiare in meglio, per crescere come persona e professionalmente.

Il sottotitolo non è da meno: Il manuale del successo nella vita e nel lavoro.

La quarta di copertina riporta, fra l’altro: Anthony Robbins fornisce in questo libro un insieme di strumenti pratici tali da rendere l’individuo capace di iniziative concrete nonostante eventuali paure; e la capacità di fare tutto ciò che occorre per avere successo è un potere quanto mai concreto.

Anche chi se è scettico verso quei libri il cui titolo inizia con “Come ottenere…” troverà beneficio dalla lettura.  Robbins aiuta a controllare le emozioni, a capire l’importanza del portamento e della fisiologia in rapporto agli stati d’animo, mostra l’importanza delle credenze su noi stessi e sulle nostre capacità, l’importanza di interpretare in chiave positiva ciò che ci accade, ci parla del dialogo interno, di obiettivi da fissare, di necessità di individuare una strategia e di metterla in pratica con la giusta flessibilità, della persistenza e della ripetizione, dell’ispirarsi a modelli reali e di imitarli, dell’essere generosi, e potrei continuare ancora per molto nell’elenco.

Il testo illustra chiaramente  le tecniche di PNL (programmazione neuro linguistica).  

La tesi di fondo è che la realtà non può essere trattata come dato assoluto, non è la stessa per tutti perché ognuno la interpreta secondo le proprie esperienze, attraverso il filtro dei propri sensi. Ognuno disegna a suo modo la mappa con cui legge il territorio comune, per dirla con una metafora (d’autore) frequentemente citata.

Il cervello impara a reagire in un certo modo agli stimoli e che così come ha imparato una volta gli può essere insegnato a rispondere allo stesso stimolo in modo diverso e più produttivo. Alcune tecniche possono sembrare difficili da adottare e eccessivamente “bizzarre”,  ma provando a metterle in azione, con tanta pratica e esperienza, spesso se ne raccolgono i frutti.

Una tecnica è quella dell’ancoraggio, ossia l’associazione di uno stato d’animo ad un gesto, ad esempio stringere forte il pugno. Molte quante associazioni sono già attecchite inconsapevolmente nella nostra mente. Spesso le nostre reazioni non sono latro che il frutto di un’associazione a un preciso evento,  o parola, o immagine,  o suono.

Altre tecniche sono più complesse, ma l’importante è provare, verificare e trovare ciò che più ci aiuta a migliorare.

Come Ottenere il Meglio da Sé e dagli Altri Come Ottenere il Meglio da Sé e dagli Altri
Il manuale del successo nella vita e nel lavoro (edizione italiana di “Unlimited Power: The New Science of Personal Achievement”)
Anthony Robbins
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Come smettere di fare la vittima – Giulio Cesare Giacobbe

Come Smettere di Fare la Vittima
Come Smettere di Fare la Vittima
E non diventare carnefice – Nuova edizione
Giulio Cesare Giacobbe
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Giulio Cesare Giacobbe si conferma campione di efficacia, sintesi e leggibilità, spesso anche di cinismo. Linguaggio volutamente esplicito, o, come indicato nell’introduzione dell’autore, in linea con quello parlato quotidianamente dalla maggior parte delle persone per risultare comprensibile da tutti.

Giacobbe afferma che chiunque può diventare vittima (è stato vittima nella sua vita) e qualunque vittima può diventare carnefice (lo è stato qualche volta o spesso).

Il ruolo di vittima è momentaneo e circoscritto ad un evento perché si può smettere di fare la vittima in qualsiasi momento.

Infatti non si “è” vittime, ma “si fa” le vittime. Questo è un concetto difficile da accettare, lo si rifiuta, soprattutto le vittime incallite lo rifiutano.

Se conosci il tuo carnefice quello è un falso carnefice. Tu sei una vera vittima quando il carnefice è uno sconosciuto.

Perché? Perché se ti senti vittima significa che hai deciso di fare la vittima e, in qualche modo, hai contribuito a diventarlo. I carnefici non sono gli altri ma te stesso. Quelli che consideri tali sono falsi carnefici così come false sono le vittime.

Le vittime sono portatrici di nevrosi (nel senso freudiano del termine ossia hanno perso il contatto con la realtà) infatti  si credono tali ma non lo sono.

Se tu soffri per quello che fanno gli altri della loro vita la colpa non è degli altri ma tua perché ti crei delle aspettative fuori della realtà, cioè nevrotiche. quindi sei una falsa vittima, sei soltanto vittima di te stesso perché “nessuno può far soffrire nessuno”.

Esempi di situazioni in cui si riscontra la nevrosi della vittima:

Vita di coppia – spesso si assiste alla presenza dei ruoli bipolari e rispecchiati della vittimacarnefice e del carneficevittima (chi fa la vittima è il vero carnefice e chi fa il carnefice è la vera vittima).

La vittimacarnefice utilizza il senso di colpa (lo induce nell’altro) per trasformare subdolamente il suo presunto ruolo di vittima in strumento di supplizio, è quindi carnefice. Il presunto carnefice è la vera vittima in quanto sentendosi in colpa e pensa di essere un carnefice pur non essendolo.

Se uno si sente in colpa automaticamente passa per carnefice anche davanti a se stesso. Chi crea negli altri un senso di colpa facendo la vittima è una vittimacarnefice: un carnefice mascherato da vittima.

Entrambi sono nevrotici.

Giacobbe ricorda che chiunque induce in te un senso di colpa lo fa per dominarti. Quella che comunemente viene ritenuta colpa non esiste. La vera colpa c’è soltanto quando uno compie un atto malvagio volontariamente, ma questo non avviene quasi mai (solo raramente si fanno volontariamente cose di cui ci si pente).

I rapporti nevrotici sono dei copioni e i copioni non si possono modificare rimanendo al loro interno, perché sono nevrotici e quindi coatti (sono comportamenti compulsivi). Si possono rompere solo rompendo il rapporto. Rompendo il rapporto il carnefice non può più fare il carneficevittima perché non ha più nessuno disposto a fare la vittimacarnefice. La vittimacarnefice farà sempre la vittima ma da sola. Le uniche vere vittime, in questo caso, sono i figli

Il vittimismo fuori della coppia

Sul lavoro ad esempio. Per Giacobbe perfino il mobbing è una conseguenza dei nostri atti.  Se sei vittima di mobbing significa che non “sai navigare” nel mondo del lavoro, in qualche modo non hai saputo adattarti alla realtà lavorativa e questo ti ha emarginato. “Le persone intelligenti si adattano al mondo. I pazzi  pretendono che il mondo si adatti a loro”. Occorre dunque tenere conto “dell’avidità, della disonestà e persino dell’imbecillità degli altri”. Se non lo fai vieni messo fuori.

Il vittimismo senza carnefice. E’ quello in cui il nevrotico che ne soffre è convinto che il mondo intero ce l’abbia con lui, è convinto di essere sfortunato. Perché lo fa? Per ricevere attenzione, supporto, anche amore che non riesce a ottenere altrimenti. Come ne esce? Diventando adulto e iniziando a cavarsela da solo,recuperarando così la stima in se stesso.

Il vittimismo del vittimista. E’ quel tipo di vittimismo di quelli che  scoprono che è sufficiente piangere, minacciare, urlare, disperarsi, rimproverare per ottenere ciò che vuole. In alcune di queste attività sono specialisti i bambini ed è proprio da bambini che s’impara l’arte del vittimismo.

Il libro prosegue con un susseguirsi di vivaci e colorite descrizioni di altre modalità tipiche con cui si manifesta il vittimismo.

Troviamo l’ipocondriaco, la salutista, il lamentoso, l’incontentabile, la crocerossina, il pauroso, il tappetino (quello che si sente sempre in colpa e si scusa continuamente), la tradita, la catastrofica, l’imputato (si sente sempre sotto accusa), l’atlante (che si fa carico di tutte la tragedie e le ingiustizie del mondo) ….

Cosa accomuna tutti i vittimisti? La paura. La paura è il sentimento principe dei bambini. Per cui i vittimisti sono tutti affetti da nevrosi infantile. Non lo fanno apposta, non possono farne a meno (sono nella condizione di coazione psicologica del comportamento che è una caratteristica delle nevrosi).

Come se ne esce? Diventando adulti. E come si diventa adulti? Imparando a cavarsela da soli. Affrontando una dopo l’altra le nostre paure. Ogni volta che ne affrontiamo una cresciamo e ci stimiamo e smettiamo di fare le vittime.

Ma smettendo di fare le vittime rischiamo di diventare carnefici. Già perché spesso chi è stato vittima da piccolo diventa carnefice da grande. Una volta divenuti adulti occorre smettere di fare sempre gli adulti e soprattutto di fare gli adulti nevrotici e trasformarci in adulti genitori. In che modo? Imparando ad amare. Smettendo di dominare, smettendo di vendicarci e iniziando ad amare.

Come Smettere di Fare la Vittima
Come Smettere di Fare la Vittima
E non diventare carnefice – Nuova edizione
Giulio Cesare Giacobbe
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Le vostre zone erronee – Wayne W. Dyer

Le vostre zone erronee
Le vostre zone erronee
Guida all’indipendenza dello spirito
Wayne W. Dyer
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Una guida per individuare le tue zone erronee, quelle aree in cui ti muovi sulla base di dipendenze psicologiche, metti in atto comportamenti non produttivi o addirittura autodistruttivi e per imparare a muoverti verso l’indipendenza, liberandoti dai condizionamenti rispondendo solo a te stesso.

Aree erronee:

  1. dipendere dagli altri e dalle condizioni esterne
  2. dipendere dai giudizi e dall’approvazione degli altri
  3. dipendere dai condizionamenti di eventi passati
  4. indugiare nelle emozioni inutili: il senso di colpa e la preoccupazione
  5. dipendere dalle certezze, dalle abitudini, dai piani prefissati, dal bisogno di essere perfetti
  6. polarizzare i giudizi sulle categorie estreme: bene, male – biasimo, venerazione – ragione, torto – buono, cattivo – giusto, errato – sì, no
  7. dipendere dalle convenzioni, sentire il dovere di conformarsi
  8. pretendere che tutto sia giusto
  9. sperare, auspicare, rimandare
  10. dipendere dalla famiglia e dai figli rinunciando alla propria autonomia
  11. arrabbiarsi, prendersela.

Per ciascuna zona Dyer fornisce una descrizione dettagliata, esempi, aneddoti e casi concreti. Spiega quali sono le ragioni per cui vi si permane, svelando le ricompense psicologiche che derivano dal mantenere queste aree. Infine elenca i rimedi per uscirne.

All’inizio del libro Dyer formula venticinque domande per misurare la tua capacità di scegliere la felicità e l’appagamento. Nelle parentesi è indicato il capitolo in cui è trattato l’argomento.

  1. Credi di essere padrone della tua mente? (c. I)
  2. Sei in grado dì controllare i tuoi stati d’animo? (c. I)
  3. Le tue motivazioni vengono, più che dall’esterno, da dentro di
    te? (c. III)
  4. Sei esente dal bisogno di ricevere approvazione? (c. III)
  5. Sei tu a stabilire le tue regole di condotta? (c.VII)
  6. Sei libero dal bisogno di essere trattato con giustizia e lealtà? (c. VIII)
  7. Ti sai accettare così come sei, e sai fare a meno di lamentarti? (c. II)
  8. Sei libero dal culto degli eroi? (c. VIII)
  9. Sei uno che agisce, che fa, o uno che critica? (c. IX)
  10. Vai incontro con entusiasmo al misterioso e all’ignoto? (c. VI)
  11. Riesci a evitare di parlare di te stesso in termini assoluti? (c. IV)
  12. Riesci sempre ad amare te stesso? (c. II)
  13. Sai crescere le tue radici? (c. X)
  14. Hai eliminato ogni rapporto di dipendenza? (c. X)
  15. Hai eliminato dalla tua vita ogni motivo di biasimo e di critica? (c. VII)
  16. Sei libero da costante senso di colpa? (c. V)
  17. Riesci a non curarti del domani? (c. V)
  18. Sai dare e ricevere amore? (c. II)
  19. Riesci a evitare l’ira paralizzante nella tua vita? (c. XI)
  20. Hai eliminato l’abitudine di rimandare al domani? (c. IX)
  21. Hai imparato dai tuoi errori? (c. VI)
  22. Sai godere spontaneamente, senza avere un programma? (c. VI)
  23. Sai apprezzare il buon umore e sai infonderlo? (c. XI)
  24. Sei trattato dagli altri come vuoi esser trattato? (c. X)
  25. Più che il bisogno di rimediare alle tue deficienze, è il tuo potenziale di
    crescita che ti motiva? (c. I)

Risposte affermative indicano padronanza di sé e scelte efficaci.

La vera chiave di volta sta nel decidere di rispondere positivamente a queste domande e di essere personalmente liberi.

SOMMARIO

  1. Introduzione
  2. Rispondere di se stessi
  3. Il primo amore
  4. Non aver bisogno dell’altrui approvazione
  5. Liberarsi del passato
  6. Le emozioni inutili: il senso di colpa e l’inquietudine
  7. Esplorare l’ignoto
  8. Abbattere la barriera delle convenzioni
  9. La giustizia: Una trappola
  10. Smettere, oggi, di rimandare a domani
  11. Dichiarare l’indipendenza
  12. Un addio all’ira
  13. Ritratto di una persona che ha eliminato le erronee

Le vostre zone erronee
Le vostre zone erronee
Guida all’indipendenza dello spirito
Wayne W. Dyer
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L’Arte della felicità sul Lavoro – Dalai Lama con Howard C. Cutter

L'arte della Felicità sul Lavoro
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Questo libro spiega come la felicità, una volta soddisfatti i tuoi bisogni di base, dipenda dal tuo stato mentale. Può essere raggiunta con l’addestramento sistematico del cuore e della mente, dando nuova forma ad atteggiamenti e aspettative. In sostanza la chiave della felicità è nelle tue mani.

Come trasformare l’insoddisfazione sul lavoro

Ciò che puoi fare subito per sconfiggere l’insoddisfazione è cambiare atteggiamento, reinterpretare, trasformare il modo in cui reagisci rispetto a ciò che ti accade e ciò che devi fare.

Il fattore umano

Leggendo questo libro scoprirai come, coltivando buoni rapporti, aumentando la tua disponibilità, gentilezza, onestà, sincerità farai del bene agli altri, ma soprattutto a te,  al tuo stato d’animo, alla tua autostima.

Fare soldi

Questo libro ti insegna a dare il giusto valore ai soldi ma soprattutto a rivalutare il tempo per te stesso, per i tuoi cari, per i tuoi amici.

Noia e stimoli

Quale è il segreto per ridurre la noia e accrescere gli stimoli? Leggi il libro e scoprirai come riflettendo in una prospettiva più ampia e ponendoti domande sullo scopo ultimo del tuo lavoro puoi ottenere questo risultato, senza scordare che puoi trarre soddisfazione e appagamento anche da fonti diverse dal lavoro.

Lavoro, carriera e vocazione

L’atteggiamento verso il lavoro può essere fonte di delusioni e insoddisfazioni o può trasformare la tua attività nella tua vocazione. Come? Ecco alcuni consigli che trovi nel libro: cogli il significato più ampio della tua attività, riconosci l’effetto positivo del tuo lavoro sugli altri, pensa a come contribuisci con la tua attività al benessere della gente.

Autocomprensione

Il libro ti spiega come una scarsa consapevolezza di sé rappresenti un pericolo e un ostacolo alla tua felicità. L’autocomprensione aiuta a resistere alla critiche e a non dipendere eccessivamente dall’approvazione altrui.

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Chi perde il lavoro spesso perde la propria identità. Come si fa a sfuggire da questo pericolo? Il libro ti insegna a convivere con l’incertezza della realtà lavorativa di oggi e ad assumere un atteggiamento positivo, concentrandosi sulle opportunità e sulle sfide. Occorre espandere la propria immagine per non confinarla all’attività lavorativa.

Il giusto sostentamento

Il principio del giusto sostentamento afferma che non è opportuno prendere parte a un’attività che sia potenzialmente dannosa per gli altri. Se puoi, servi gli altri, se non puoi, perlomeno astieniti dal fare loro del male. Riflettere sul contributo positivo del tuo lavoro serve a infondere entusiasmo per ciò fai. Ama il tuo lavoro e integralo con le tue passioni, vocazioni, valori. Questo capitolo del libro ti spiega come.

Felicità sul lavoro

Quale è il contributo del lavoro alla felicita? Il lavoro rende felici se in qualche modo contribuisce alla felicita ed è d’aiuto agli altri. Si è felici e si ricava felicità dal lavoro tanto più si riconosce e si attribuisce densità di significato e produttività al lavoro. Ma la felicità non la si raggiunge solo tramite il lavoro. Personalità, interessi, disposizione, contesto sociale influenzano la capacità del lavoro di fornire soddisfazione. Maggiore è la capacità di riconoscere le opportunità nelle difficoltà e trovare soddisfazione nelle sfide, maggiore è la soddisfazione che si trae dal lavoro. Tutti gli aspetti della vita sono collegati tra loro, i vari fattori, valori, atteggiamenti, lo stato emotivo possono egualmente contribuire. da una parte. al senso di appagamento sul lavoro, dall’altra. alla soddisfazione e alla felicità nella vita.

Più riduciamo la distanza fra chi siamo e cosa facciamo e più il nostro lavoro sembrerà facile e ci renderà felici.

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