Come smettere di fare la vittima – Giulio Cesare Giacobbe


Come Smettere di Fare la Vittima
Come Smettere di Fare la Vittima
E non diventare carnefice – Nuova edizione
Giulio Cesare Giacobbe
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Giulio Cesare Giacobbe si conferma campione di efficacia, sintesi e leggibilità, spesso anche di cinismo. Linguaggio volutamente esplicito, o, come indicato nell’introduzione dell’autore, in linea con quello parlato quotidianamente dalla maggior parte delle persone per risultare comprensibile da tutti.

Giacobbe afferma che chiunque può diventare vittima (è stato vittima nella sua vita) e qualunque vittima può diventare carnefice (lo è stato qualche volta o spesso).

Il ruolo di vittima è momentaneo e circoscritto ad un evento perché si può smettere di fare la vittima in qualsiasi momento.

Infatti non si “è” vittime, ma “si fa” le vittime. Questo è un concetto difficile da accettare, lo si rifiuta, soprattutto le vittime incallite lo rifiutano.

Se conosci il tuo carnefice quello è un falso carnefice. Tu sei una vera vittima quando il carnefice è uno sconosciuto.

Perché? Perché se ti senti vittima significa che hai deciso di fare la vittima e, in qualche modo, hai contribuito a diventarlo. I carnefici non sono gli altri ma te stesso. Quelli che consideri tali sono falsi carnefici così come false sono le vittime.

Le vittime sono portatrici di nevrosi (nel senso freudiano del termine ossia hanno perso il contatto con la realtà) infatti  si credono tali ma non lo sono.

Se tu soffri per quello che fanno gli altri della loro vita la colpa non è degli altri ma tua perché ti crei delle aspettative fuori della realtà, cioè nevrotiche. quindi sei una falsa vittima, sei soltanto vittima di te stesso perché “nessuno può far soffrire nessuno”.

Esempi di situazioni in cui si riscontra la nevrosi della vittima:

Vita di coppia – spesso si assiste alla presenza dei ruoli bipolari e rispecchiati della vittimacarnefice e del carneficevittima (chi fa la vittima è il vero carnefice e chi fa il carnefice è la vera vittima).

La vittimacarnefice utilizza il senso di colpa (lo induce nell’altro) per trasformare subdolamente il suo presunto ruolo di vittima in strumento di supplizio, è quindi carnefice. Il presunto carnefice è la vera vittima in quanto sentendosi in colpa e pensa di essere un carnefice pur non essendolo.

Se uno si sente in colpa automaticamente passa per carnefice anche davanti a se stesso. Chi crea negli altri un senso di colpa facendo la vittima è una vittimacarnefice: un carnefice mascherato da vittima.

Entrambi sono nevrotici.

Giacobbe ricorda che chiunque induce in te un senso di colpa lo fa per dominarti. Quella che comunemente viene ritenuta colpa non esiste. La vera colpa c’è soltanto quando uno compie un atto malvagio volontariamente, ma questo non avviene quasi mai (solo raramente si fanno volontariamente cose di cui ci si pente).

I rapporti nevrotici sono dei copioni e i copioni non si possono modificare rimanendo al loro interno, perché sono nevrotici e quindi coatti (sono comportamenti compulsivi). Si possono rompere solo rompendo il rapporto. Rompendo il rapporto il carnefice non può più fare il carneficevittima perché non ha più nessuno disposto a fare la vittimacarnefice. La vittimacarnefice farà sempre la vittima ma da sola. Le uniche vere vittime, in questo caso, sono i figli

Il vittimismo fuori della coppia

Sul lavoro ad esempio. Per Giacobbe perfino il mobbing è una conseguenza dei nostri atti.  Se sei vittima di mobbing significa che non “sai navigare” nel mondo del lavoro, in qualche modo non hai saputo adattarti alla realtà lavorativa e questo ti ha emarginato. “Le persone intelligenti si adattano al mondo. I pazzi  pretendono che il mondo si adatti a loro”. Occorre dunque tenere conto “dell’avidità, della disonestà e persino dell’imbecillità degli altri”. Se non lo fai vieni messo fuori.

Il vittimismo senza carnefice. E’ quello in cui il nevrotico che ne soffre è convinto che il mondo intero ce l’abbia con lui, è convinto di essere sfortunato. Perché lo fa? Per ricevere attenzione, supporto, anche amore che non riesce a ottenere altrimenti. Come ne esce? Diventando adulto e iniziando a cavarsela da solo,recuperarando così la stima in se stesso.

Il vittimismo del vittimista. E’ quel tipo di vittimismo di quelli che  scoprono che è sufficiente piangere, minacciare, urlare, disperarsi, rimproverare per ottenere ciò che vuole. In alcune di queste attività sono specialisti i bambini ed è proprio da bambini che s’impara l’arte del vittimismo.

Il libro prosegue con un susseguirsi di vivaci e colorite descrizioni di altre modalità tipiche con cui si manifesta il vittimismo.

Troviamo l’ipocondriaco, la salutista, il lamentoso, l’incontentabile, la crocerossina, il pauroso, il tappetino (quello che si sente sempre in colpa e si scusa continuamente), la tradita, la catastrofica, l’imputato (si sente sempre sotto accusa), l’atlante (che si fa carico di tutte la tragedie e le ingiustizie del mondo) ….

Cosa accomuna tutti i vittimisti? La paura. La paura è il sentimento principe dei bambini. Per cui i vittimisti sono tutti affetti da nevrosi infantile. Non lo fanno apposta, non possono farne a meno (sono nella condizione di coazione psicologica del comportamento che è una caratteristica delle nevrosi).

Come se ne esce? Diventando adulti. E come si diventa adulti? Imparando a cavarsela da soli. Affrontando una dopo l’altra le nostre paure. Ogni volta che ne affrontiamo una cresciamo e ci stimiamo e smettiamo di fare le vittime.

Ma smettendo di fare le vittime rischiamo di diventare carnefici. Già perché spesso chi è stato vittima da piccolo diventa carnefice da grande. Una volta divenuti adulti occorre smettere di fare sempre gli adulti e soprattutto di fare gli adulti nevrotici e trasformarci in adulti genitori. In che modo? Imparando ad amare. Smettendo di dominare, smettendo di vendicarci e iniziando ad amare.

Come Smettere di Fare la Vittima
Come Smettere di Fare la Vittima
E non diventare carnefice – Nuova edizione
Giulio Cesare Giacobbe
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Una risposta a “Come smettere di fare la vittima – Giulio Cesare Giacobbe

  1. L’autore è un matto cattivo da legare. Spero che nessuno ne sia vittima.

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