Archivi categoria: Abilità comportamentali

Il TAO del Coaching

Il Tao del Coaching
Il Tao del Coaching
Come aiutare individui e gruppi a realizzare obiettivi importanti
Max Landsberg
Dimmi di più…

Come aiutare individui e gruppi a realizzare obiettivi importanti

Un libro sintetico e chiaro per imparare i fondamenti del coaching.

Per diventare un ottimo coach le tecniche da imparare sono poche, giungere alla padronanza della materia, tuttavia, richiede molta pratica.

Ecco le tecniche descritte nel libro:

Prima regola fondamentale: fare domande anziché dire cosa fare.

Quando dai un feedback fai esempi concreti evitando di analizzare i tratti caratteriali (sei un coach non uno psicologo, ti interessano i risultati non l’interpretazione dei processi mentali!).

Ricorda la formula A.I.D.

Azione
Impatto
Desiderio (risultato desiderato)

Decidi insieme l’azione, prevedine  l’impatto, verifica che il risultato sia quello desiderato.

Come fornire un feedback costruttivo

  • Impegnati con l’interlocutore ad approfondire le questioni più importanti
  • Focalizza l’attenzione sulle capacità della persona
  • Fai esempi pratici su come migliorare le capacità
  • Individuate insieme le azioni costruttive
  • Verifica che la persona abbia capito
  • Invita la persona a valutare da sola la propria performance
  • Offri aiuto in caso di necessità.

Metodo GROW

Ecco un per pianificare le sessione di coaching

  1. Goal (stabilite gli obiettivi)
  2. Realtà (fai descrivere la situazione)
  3. Opzioni (elencate le alternative e le opzioni disponibili per produrre il cambiamento)
  4. Riepilogo  (riepilogate i passi successivi, le azioni da adempiere)

Come adeguarsi allo stile individuale della persona

Per essere efficace devi parlare la stessa lingua del tuo interlocutore. Occorre dunque identificare il suo stile individuali. Uno dei metodi disponibili consiste nell’adottare l’MBTI (Myer Briggs Type Indicator) che si basa su quattro dimensioni:

  1. Cosa infonde energia (estroversione o introversione) – l’individuo è estroverso o introverso?
  2. Come raccoglie le informazioni, cosa attira l’attenzione (sensazione o intuito) – reagisce di più in base a ciò che percepisce attraverso i sensi o in base a ciò che interpreta e pensa?
  3. Cosa spinge a prendere una decisione (pensiero o sentimento)  – decide in base al pensiero o al sentimento?
  4. Come si affronta la vita e il lavoro (giudizio o percezione) – preferisce usare il pensiero e il sentimento o la sensazione e l’intuito?

L’indicatore fornisce una guida per interpretare la persona che si ha di fronte e per adeguare conseguentemente la comunicazione e l’atteggiamento.

Resistenze (tue) al coaching

Probabilmente l’idea di adottare il coaching nei rapporti con gli altri fa nascere in te delle resistenze, queste sono le giustificazioni più frequenti:

Giustificazioni

  1. Mancanza di tempo 
  2. Alla persona non interessa
  3. Il lavoro ne risente
  4. Potrei nuocere

Le giustificazioni fanno da paravento alle vere motivazioni. Le motivazioni vere più frequenti sono:

Vere motivazioni

  1. Devo avere il pieno controllo di tutto
  2. Ho paura di non riuscire a farcela
  3. Se ignoro il problema, sparirà
  4. Non mi apprezzeranno

Una volta individuata la vera motivazione puoi rimediare in questo modo:

Rimedi

  1. Stabilisci tempi e modalità del coaching
  2. Domanda alla persona tempi e modalità più opportune per il coaching e il feedback
  3. Riesamina le tua capacità di diventare leader
  4. Inizia con qualcuno già bravo o fidato

Coaching veloce

Non necessariamente le sessioni di coaching devono durare molto e distribuirsi su un periodo di tempo. Alcune situazioni richiedo un caoching veloce e immediato.

Ecco i passi di una sessione di coaching veloce: 

  1. fai descrivere e definire il problema
  2. fai definire e descrivere la situazione ideale
  3. fai elencare gli ostacoli frapposti fra la situazione attuale e quella ideale
  4. cerca con la persona la soluzione per superarli definendo azioni e scadenze

Scegliere lo stile di coaching più adatto

Per capire quanto delegare

  1. Capire se la persona ha la volontà e la capacità per eseguire un compito
  2. Scegliere lo stile di coaching più adatto in base allo schema riportato sotto
  3. Spiegare l’approccio che si intende adottare
  4. Cerca di accrescere e potenziare la capacità e la volontà
Alta volontà Guidare Delegare
Bassa volontà Dare direttive Stimolare
  scarse capacità ottime capacità

Come gestire la resistenza (dell’altro) al coaching

Individua il motivo per cui il destinatario respinge l’offerta (rifiuta i consigli da chiunque o rifiuta te come coach?)

Riluttanza verso il coaching in generale

Atteggiamenti della persona:

  • Riluttanza ad ammettere la possibilità di miglioramento
  • Mancanza di fiducia verso l’azienda (per il caoching in azienda)
  • Temporanea mancanza di tempo

Opzioni a disposizione del coach

  • Individua i limiti della persona
  • Enfatizza la reale necessità di miglioramento oppure….
  • Fatti avanti e chiedi alla persona di farti a sua volta da coach
  • Costruisci fiducia
  • Fissa una sessione di coaching

Riluttanza verso di voi come coach

Atteggiamenti della persona:

  • Precedenti non felici nelle vostre interazioni 
  • Differenze sostanziali tra il tuo stile e il suo
  • Percezione del ruolo del coach come “altamente valutativo”

Opzioni a disposizione del coach 

  • Tenta di “seppellire l’ascia di guerra”
  • Parla apertamente e convieni che esistono differenze di stile (vedi l’MBTI Myer Briggs Type Indicator)
  • Spiega chiaramente il tuo ruolo 
  • Sottolinea che il coaching non è valutativo

Motivazione

Ciclo negativo della motivazione

Mancanza di fiducia -> Esitazione -> Scarsi risultati -> Feedback insoddisfacente -> Mancanza di fiducia….

Ciclo positivo della motivazione

Fiducia -> Desiderio di raggiungere un elevato standard qualitativo -> Ottimi risultati -> Elogi -> Fiducia ….

Inizia accrescendo la fiducia della persona:

  1. Fai prendere coscienza del suo grado di motivazione 
  2. fornisci una vision stimolante e supporti alla sua efficacia facendo riferimento a precedenti positivi anche in ambiti diversi dall’area in questione
  3. Individua ciò che motiva maggiormente (nel libro è presente un appendice con diversi test ed esercizi fra cui uno sulla motivazione)
  4. Apprezza gli sforzi e i risultati

Considerare le differenze culturali

Ecco quattro principali dimensioni che differenziano le culture nazionali o internazionali:

  • Schiettezza: essere diretti o lanciare messaggi impliciti  -> il feedback del coach deve tenerne conto
  • Attitudine alla gerarchia e al consenso/dissenso -> definire il ruolo del coach e scegliere lo stile più adatto
  • Individualismo/risultato di squadra -> valorizzare il risultato del singolo o della squadra

Formare una squadra vincente

Suggerimenti per ottimizzare il lavoro di squadra e suscitare un atteggiamento positivo verso il coaching:

  1. il gruppo definisce regole concordate di relazione e obiettivi individuali
  2. ciascun membro discute apertamente su come migliorare le proprie capacità
  3. la squadra stende il programma operativo
  4. si crea un clima di serenità nel dare e ricevere feedback e nell’evidenziare i problemi
  5. la squadra si riunisce ogni due settimane per discutere i risultati ottenuti

Il coach non è uno psicologo

Cosa devi fare come coach:

  • Assegna compiti specifici
  • sii schietto 
  • assicurati di sollevare problemi reali
  • calibra l’intensità e la frequenza del coaching
  • suggerisci a coloro che hanno grossi personali di rivolgersi a uno specialista

Cosa non devi fare come coach:

  • cercare di individuare problemi psicologici
  • essere accondiscendente e accomodante
  • andare fuori tema
  • eccedere nelle sessioni 
  • fare e far fare il passo più lungo della gamba

Fornire feedback al capo

Quasi tutti vorrebbero ricevere un feedback tempestivo, costruttivo, concreto ed espresso con chiarezza e delicatezza

Ecco come creare le condizioni per offrire il proprio aiuto anche al proprio capo:

  • “Vorresti un feedback? In che modo? Riguardo a cosa?”
  • “Se volessi darti un feedback come dovrei comunicartelo”
  • “Ritieni che potrei aiutarti a comprendere meglio alcuni aspetti del progetto a cui stiamo lavorando?”
  • “Come posso fare per parlare con te di….”

Mentoring

Il coach aiuta una persona a portare a termine un compiti specifici, il mentore sviluppa un rapporto di più lunga durata è un riferimento generale, fornisce una guida ed è di esempio.

Il mentore

  • Aiuta ad avere un atteggiamento positivo
  • Presta ascolto e comprende i sentimenti senza per forza legittimarli
  • Fornisce informazioni 
  • Promuove l’esplorazioni delle opzioni a disposizioni
  • Delega e lascia agire autonomamente
  • Discute apertamente dei comportamenti negativi
  • Suggerisce un modello di comportamento

Il TAO del coaching

Il significato del TAO del coaching sta nel migliorare le tua abiltà di leader aiutando gli altri a crescere e a sviluppare le loro capacità.

Significa: dare per ricevere

Dare (fare coaching)

Contesto

  • Individua le capacità e il grado di volontà della persona
  • Accordati sull’approccio più idoneo (frequenza, stile, …)
  • Sviluppa fiducia
  • Motiva

Organizzazione delle sessioni

  • Dedica alcune sessioni al metodo GROW (20 – 60 minuti)
  • Fornisci feedback (5 – 10 minuti)
  • Elogia, motivando (1 minuto)
  • Spiega con esempi concreti

Conclusioni

  • Incoraggia a riflettere
  • Stabilisci di comune comune accordo i passi successivi

Ricevere (coaching)

Frasi per “procurarsi” il coaching

  • (Al capo) “Sto cercando di migliorare in …, ti sarei grato potessi darmi dei feedback, ti va?”
  • (Al collega) “Penso che tu sia un esperto di …, vorrei migliorare anche io in quest’ambito. Ti spiace se nei prossimi mesi ti  chiedessi di fornirmi dei consigli?”
  • (Al collaboratore che riporta a te) “Desidererei avere un tuo feedback e qualche suggerimento su … ogni volta che pensi ce ne sia bisogno dimmelo, non aspettare che te lo chieda”

Il Tao del Coaching
Il Tao del Coaching
Come aiutare individui e gruppi a realizzare obiettivi importanti
Max Landsberg
Dimmi di più

Annunci

Smettila di incasinarti – Roberto Re

 

Smettila di Incasinarti!

Smettila di Incasinarti!
Come rendersi la vita meno complicata ed essere più felici
Roberto Re
Compralo su il Giardino dei Libri

“Ma come cavolo fanno le persone a incasinarsi così?”

Seguendo precise strategie di incasinamento:

NON VIVERE NEL PRESENTE

Gli adulti sono abituati a focalizzarsi sul dolore, sulle conseguenze negative delle loro azioni, a differenza dei bambini che vivono solo il presente e ricercano costantemente il piacere.

Non vivere nel presente significa focalizzarti sui problemi e sul passato, sui sensi di colpa, invece di lasciarli andare. Quel che è stato è stato.

Occorre lasciare rimpianti, preoccupazioni e ansie inutili e ritornare a godere di quello che fai.

NON SAPERE QUELLO CHE SI VUOLE

Probabilmente sai benissimo ciò che non vuoi ma hai idee molte confuse su ciò che desideri. Anticipi nella mente ciò che vuoi evitare, tutte le situazioni  negative. Devi reagire concentrandoti su ciò che vuoi, senza accontentarti, alzando i tuoi standard, senza limitarti per paura di sbagliare e rimanere deluso, perché il piacere sta più nel viaggio che nell’arrivo, e anche il fallimento è un’esperienza e il rimpianto è peggiore della delusione. Fai chiarezza su ciò che vuoi, dillo a tutti forte e chiaro e parti alla sua conquista.

ASPETTARE A TRAFORMARE IN AZIONE CIO’ CHE SI E’ DECISO

Agire senza pensare è forse meno peggio che pesare senza agire. Ma probabilmente spesso rimandi le cose più importanti. Perché? Per paura di sbagliare, di non riuscire, di essere respinto. E’ naturale ma non inevitabile. Ogni scusa è buona per rimandare, ma alla fine non potrai sfuggire alla delusione (quella che cercavi di evitare) e al rimpianto. Allora non è meglio agire senza mentire a te stesso?

MENTIRE A SE STESSI

Mentire è un modo di difenderti dal dolore, lo puoi fare in tanti modi, dicendoti che sei fatto così, dando la responsabilità ad altri o al contesto, sminuendo l’obiettivo e il piacere di raggiungerlo, o ancora peggio rifacendoti a verità apparentemente inconfutabili appellandoti alla saggezza e al (falso) buon senso delle generalizzazioni.  Ma evitare un dolore immediato spesso porta a doverne sopportare uno più grande in futuro. Per sopravvivere ti impedisci di vivere.

RIMANERE NELLA PROPRIA STORIA

Perché non riesci ad uscire dalla situazione incasinata?  Il motivo è che giustifichi la tua situazione raccontando(ti) una storia in ci ti convinci di essere un eroe che combatte un avversario responsabile della tua situazione. Come ne esci? Con una rivelazione che cambi il tuo punto di vista, che trasformi il conflitto in comprensione cui seguono accettazione e perdono e che trasformi la storia in una diversa, nuova e più piacevole e costruttiva.

RIMANERE TROPPO A LUNGO IN STATI DEPOTENZIANTI

Le emozioni negative sono inevitabili e, entro certi limiti, perfino utili, ma quando durano troppo a lungo o sono troppo intense diventano tossiche. I bambini passano velocemente da emozioni intense di gioia a stati d’animo negativi e viceversa. Crescendo hai perso questa capacità.  Molti credono che un certo grado di incasinamento sia la normalità e di non poter controllare il proprio stato d’animo. Lo attribuiscono a cause esterne (si dice ad esempio “mi fai arrabbiare” e non “mi arrabbio”). Inoltre gli stati d’animo negativi vengono spesso valorizzati e generano l’attenzione degli altri.  Se stai male per qualcosa significa che ci tieni, se stai sempre bene sei visto come una persona superficiale. Questo è il senso comune. Invece puoi e devi uscire dagli stati d’animo negativi, reagendo fisicamente (i cambiamenti fisiologici e comportamentali influiscono sullo spirito) e mentalmente, spostando l’attenzione su quanto c’è di positivo e di buono e controllando il tuo dialogo interno….

COMUNICARE MALAMENTE CON SE STESSI

Non sono gli eventi che determinano come stai, ma il significato che gli dai. Il tuo stato d’animo dipende da ciò che ti dici (dal tuo dialogo interno) e dalle parole che utilizzi. Sostituire vocaboli esageratamente negativi con parole positive e potenzianti cambierà la tua esperienza. Quando sei in gruppo l’effetto delle parole è ancora più potente, soprattutto se chi le dice ha uno status elevato. Dunque il linguaggio che utilizzi crea le tue credenze e le tue credenze determinano i tuoi risultati. 

MANTENERE E RINFORZARE LE PROPRIE CREDENZE LIMITANTI

Se c’è un’area della tua vita in cui tendi a incasinarti costantemente lì ci sono delle cedenze che contribuiscono a creare quella situazione.  Una credenza è una certezza nei riguardi di qualcosa. Le credenze ti rassicurano e quindi tendi a cercarne conferme ovunque e ad essere cieco nei confronti di ciò che le contraddice.  Le credenze si formano sui riferimenti: esperienze e sentimenti personali o esterni che confermano e rafforzano la credenza. Possono essere potenzianti o limitanti. Solitamente le seconde prevalgono numericamente sulle prime. Le credenze che hai su te stesso creano la tua autoimmagine che tenderai inconsciamente a confermare a te stesso. Bastano pochi riferimenti (eventi) per creare credenze permanenti e pervasive su di te. Ma le credenze sono tue interpretazioni. Combatti quelle depotenzianti andando in cerca di riferimenti contrari (crea il dubbio), sostituendole con altre potenzianti sulle quali cercherai tutti i riferimenti possibili. Cambiare le tue convinzioni ti farà crescere e raggiungere quegli obiettivi che prima pensavi fossero fuori della tua portata.

AVERE TROPPE REGOLE E TROPPO RIGIDE

Gli stati d’animo sono condizionati da regole autoimposte. Queste regole sono particolari categorie di credenze: “per essere felice deve accadere questo….”, “se accade questo significa che….”, “se accade questo allora succede che….”.  I casini nascono quando pretendi di imporre agli altri le tue regole, quando le tue regole sono troppo rigide (quindi spesso incompatibili con le circostanze) o quando le premesse sono troppo alte (“per essere felice devo piacere a tutti”).  Conviene che tu faccia una revisione delle tue regole perché sono generatici prìncipi di incasinamenti e ostacoli alle buone relazioni e alla tua felicità.

FARSI CONDIZIONARE DAGLI ALTRI E DALL’AMBIENTE

Conformarsi per paura della critica rende felici gli altri, non te. E’ impossibile accontentare tutti, ognuno ti dà un’indicazione diversa e contrastante. Ascolta tutti ma agisci con la tua testa. Far contenti gli altri alla lunga non accontenta né te né loro.

Strategie avanzate di incasinamento

Eccole: essere convinto di vivere in un mondo malevolo (ti condiziona negativamente, pensa in positivo); farti troppe domande sul senso e sul significato di ciò che ti accade (il significato degli eventi è quello che gli dai tu, fa che sia produttivo); avere aspettative sulle persone (le persone hanno le loro regole che sono diverse da te); farti guidare dall’orgoglio (che ti impedisce di essere umile e chiedere scusa anche quando dovresti); notare sempre ciò che non va di te (chi è grato per ciò che ha è sempre ricco abbastanza e felice abbastanza) .

Smettere è facile

Adesso che conosci, agisci.

Rinforza le conoscenze, rileggendo le 10 strategie di incasinamento, visita www.smettiladiincasinarti.it, continua a leggere e a nutrire la tua mente di pensieri positivi.

Controlla il tuo dialogo interno, credi in te stesso, fai ciò che sai di dover fare sforzandoti di vincere l’insicurezza e il disagio, metti a fuoco ciò che vuoi, non cercare di essere perfetto, comprendi, ama e perdona, comunica positivamente con te stesso e gli altri, non pensare per estremi ma arricchisci i tuoi punti di vista con più prospettive, assumiti la responsabilità di essere felice e vivi pienamente, sii felice!

Smettila di Incasinarti!

Smettila di Incasinarti!
Come rendersi la vita meno complicata ed essere più felici
Roberto Re
Compralo su il Giardino dei Libri

Come smettere di fare la vittima – Giulio Cesare Giacobbe

Come Smettere di Fare la Vittima
Come Smettere di Fare la Vittima
E non diventare carnefice – Nuova edizione
Giulio Cesare Giacobbe
Compralo su il Giardino dei Libri

Giulio Cesare Giacobbe si conferma campione di efficacia, sintesi e leggibilità, spesso anche di cinismo. Linguaggio volutamente esplicito, o, come indicato nell’introduzione dell’autore, in linea con quello parlato quotidianamente dalla maggior parte delle persone per risultare comprensibile da tutti.

Giacobbe afferma che chiunque può diventare vittima (è stato vittima nella sua vita) e qualunque vittima può diventare carnefice (lo è stato qualche volta o spesso).

Il ruolo di vittima è momentaneo e circoscritto ad un evento perché si può smettere di fare la vittima in qualsiasi momento.

Infatti non si “è” vittime, ma “si fa” le vittime. Questo è un concetto difficile da accettare, lo si rifiuta, soprattutto le vittime incallite lo rifiutano.

Se conosci il tuo carnefice quello è un falso carnefice. Tu sei una vera vittima quando il carnefice è uno sconosciuto.

Perché? Perché se ti senti vittima significa che hai deciso di fare la vittima e, in qualche modo, hai contribuito a diventarlo. I carnefici non sono gli altri ma te stesso. Quelli che consideri tali sono falsi carnefici così come false sono le vittime.

Le vittime sono portatrici di nevrosi (nel senso freudiano del termine ossia hanno perso il contatto con la realtà) infatti  si credono tali ma non lo sono.

Se tu soffri per quello che fanno gli altri della loro vita la colpa non è degli altri ma tua perché ti crei delle aspettative fuori della realtà, cioè nevrotiche. quindi sei una falsa vittima, sei soltanto vittima di te stesso perché “nessuno può far soffrire nessuno”.

Esempi di situazioni in cui si riscontra la nevrosi della vittima:

Vita di coppia – spesso si assiste alla presenza dei ruoli bipolari e rispecchiati della vittimacarnefice e del carneficevittima (chi fa la vittima è il vero carnefice e chi fa il carnefice è la vera vittima).

La vittimacarnefice utilizza il senso di colpa (lo induce nell’altro) per trasformare subdolamente il suo presunto ruolo di vittima in strumento di supplizio, è quindi carnefice. Il presunto carnefice è la vera vittima in quanto sentendosi in colpa e pensa di essere un carnefice pur non essendolo.

Se uno si sente in colpa automaticamente passa per carnefice anche davanti a se stesso. Chi crea negli altri un senso di colpa facendo la vittima è una vittimacarnefice: un carnefice mascherato da vittima.

Entrambi sono nevrotici.

Giacobbe ricorda che chiunque induce in te un senso di colpa lo fa per dominarti. Quella che comunemente viene ritenuta colpa non esiste. La vera colpa c’è soltanto quando uno compie un atto malvagio volontariamente, ma questo non avviene quasi mai (solo raramente si fanno volontariamente cose di cui ci si pente).

I rapporti nevrotici sono dei copioni e i copioni non si possono modificare rimanendo al loro interno, perché sono nevrotici e quindi coatti (sono comportamenti compulsivi). Si possono rompere solo rompendo il rapporto. Rompendo il rapporto il carnefice non può più fare il carneficevittima perché non ha più nessuno disposto a fare la vittimacarnefice. La vittimacarnefice farà sempre la vittima ma da sola. Le uniche vere vittime, in questo caso, sono i figli

Il vittimismo fuori della coppia

Sul lavoro ad esempio. Per Giacobbe perfino il mobbing è una conseguenza dei nostri atti.  Se sei vittima di mobbing significa che non “sai navigare” nel mondo del lavoro, in qualche modo non hai saputo adattarti alla realtà lavorativa e questo ti ha emarginato. “Le persone intelligenti si adattano al mondo. I pazzi  pretendono che il mondo si adatti a loro”. Occorre dunque tenere conto “dell’avidità, della disonestà e persino dell’imbecillità degli altri”. Se non lo fai vieni messo fuori.

Il vittimismo senza carnefice. E’ quello in cui il nevrotico che ne soffre è convinto che il mondo intero ce l’abbia con lui, è convinto di essere sfortunato. Perché lo fa? Per ricevere attenzione, supporto, anche amore che non riesce a ottenere altrimenti. Come ne esce? Diventando adulto e iniziando a cavarsela da solo,recuperarando così la stima in se stesso.

Il vittimismo del vittimista. E’ quel tipo di vittimismo di quelli che  scoprono che è sufficiente piangere, minacciare, urlare, disperarsi, rimproverare per ottenere ciò che vuole. In alcune di queste attività sono specialisti i bambini ed è proprio da bambini che s’impara l’arte del vittimismo.

Il libro prosegue con un susseguirsi di vivaci e colorite descrizioni di altre modalità tipiche con cui si manifesta il vittimismo.

Troviamo l’ipocondriaco, la salutista, il lamentoso, l’incontentabile, la crocerossina, il pauroso, il tappetino (quello che si sente sempre in colpa e si scusa continuamente), la tradita, la catastrofica, l’imputato (si sente sempre sotto accusa), l’atlante (che si fa carico di tutte la tragedie e le ingiustizie del mondo) ….

Cosa accomuna tutti i vittimisti? La paura. La paura è il sentimento principe dei bambini. Per cui i vittimisti sono tutti affetti da nevrosi infantile. Non lo fanno apposta, non possono farne a meno (sono nella condizione di coazione psicologica del comportamento che è una caratteristica delle nevrosi).

Come se ne esce? Diventando adulti. E come si diventa adulti? Imparando a cavarsela da soli. Affrontando una dopo l’altra le nostre paure. Ogni volta che ne affrontiamo una cresciamo e ci stimiamo e smettiamo di fare le vittime.

Ma smettendo di fare le vittime rischiamo di diventare carnefici. Già perché spesso chi è stato vittima da piccolo diventa carnefice da grande. Una volta divenuti adulti occorre smettere di fare sempre gli adulti e soprattutto di fare gli adulti nevrotici e trasformarci in adulti genitori. In che modo? Imparando ad amare. Smettendo di dominare, smettendo di vendicarci e iniziando ad amare.

Come Smettere di Fare la Vittima
Come Smettere di Fare la Vittima
E non diventare carnefice – Nuova edizione
Giulio Cesare Giacobbe
Compralo su il Giardino dei Libri

Le vostre zone erronee – Wayne W. Dyer

Le vostre zone erronee
Le vostre zone erronee
Guida all’indipendenza dello spirito
Wayne W. Dyer
Compralo su il Giardino dei Libri

Una guida per individuare le tue zone erronee, quelle aree in cui ti muovi sulla base di dipendenze psicologiche, metti in atto comportamenti non produttivi o addirittura autodistruttivi e per imparare a muoverti verso l’indipendenza, liberandoti dai condizionamenti rispondendo solo a te stesso.

Aree erronee:

  1. dipendere dagli altri e dalle condizioni esterne
  2. dipendere dai giudizi e dall’approvazione degli altri
  3. dipendere dai condizionamenti di eventi passati
  4. indugiare nelle emozioni inutili: il senso di colpa e la preoccupazione
  5. dipendere dalle certezze, dalle abitudini, dai piani prefissati, dal bisogno di essere perfetti
  6. polarizzare i giudizi sulle categorie estreme: bene, male – biasimo, venerazione – ragione, torto – buono, cattivo – giusto, errato – sì, no
  7. dipendere dalle convenzioni, sentire il dovere di conformarsi
  8. pretendere che tutto sia giusto
  9. sperare, auspicare, rimandare
  10. dipendere dalla famiglia e dai figli rinunciando alla propria autonomia
  11. arrabbiarsi, prendersela.

Per ciascuna zona Dyer fornisce una descrizione dettagliata, esempi, aneddoti e casi concreti. Spiega quali sono le ragioni per cui vi si permane, svelando le ricompense psicologiche che derivano dal mantenere queste aree. Infine elenca i rimedi per uscirne.

All’inizio del libro Dyer formula venticinque domande per misurare la tua capacità di scegliere la felicità e l’appagamento. Nelle parentesi è indicato il capitolo in cui è trattato l’argomento.

  1. Credi di essere padrone della tua mente? (c. I)
  2. Sei in grado dì controllare i tuoi stati d’animo? (c. I)
  3. Le tue motivazioni vengono, più che dall’esterno, da dentro di
    te? (c. III)
  4. Sei esente dal bisogno di ricevere approvazione? (c. III)
  5. Sei tu a stabilire le tue regole di condotta? (c.VII)
  6. Sei libero dal bisogno di essere trattato con giustizia e lealtà? (c. VIII)
  7. Ti sai accettare così come sei, e sai fare a meno di lamentarti? (c. II)
  8. Sei libero dal culto degli eroi? (c. VIII)
  9. Sei uno che agisce, che fa, o uno che critica? (c. IX)
  10. Vai incontro con entusiasmo al misterioso e all’ignoto? (c. VI)
  11. Riesci a evitare di parlare di te stesso in termini assoluti? (c. IV)
  12. Riesci sempre ad amare te stesso? (c. II)
  13. Sai crescere le tue radici? (c. X)
  14. Hai eliminato ogni rapporto di dipendenza? (c. X)
  15. Hai eliminato dalla tua vita ogni motivo di biasimo e di critica? (c. VII)
  16. Sei libero da costante senso di colpa? (c. V)
  17. Riesci a non curarti del domani? (c. V)
  18. Sai dare e ricevere amore? (c. II)
  19. Riesci a evitare l’ira paralizzante nella tua vita? (c. XI)
  20. Hai eliminato l’abitudine di rimandare al domani? (c. IX)
  21. Hai imparato dai tuoi errori? (c. VI)
  22. Sai godere spontaneamente, senza avere un programma? (c. VI)
  23. Sai apprezzare il buon umore e sai infonderlo? (c. XI)
  24. Sei trattato dagli altri come vuoi esser trattato? (c. X)
  25. Più che il bisogno di rimediare alle tue deficienze, è il tuo potenziale di
    crescita che ti motiva? (c. I)

Risposte affermative indicano padronanza di sé e scelte efficaci.

La vera chiave di volta sta nel decidere di rispondere positivamente a queste domande e di essere personalmente liberi.

SOMMARIO

  1. Introduzione
  2. Rispondere di se stessi
  3. Il primo amore
  4. Non aver bisogno dell’altrui approvazione
  5. Liberarsi del passato
  6. Le emozioni inutili: il senso di colpa e l’inquietudine
  7. Esplorare l’ignoto
  8. Abbattere la barriera delle convenzioni
  9. La giustizia: Una trappola
  10. Smettere, oggi, di rimandare a domani
  11. Dichiarare l’indipendenza
  12. Un addio all’ira
  13. Ritratto di una persona che ha eliminato le erronee

Le vostre zone erronee
Le vostre zone erronee
Guida all’indipendenza dello spirito
Wayne W. Dyer
Compralo su il Giardino dei Libri

L’Arte della felicità sul Lavoro – Dalai Lama con Howard C. Cutter

L'arte della Felicità sul Lavoro
L’arte della Felicità sul Lavoro
Nuova edizione
Dalai Lama, Howard C. Cutler

Compralo on line

Acquista on line libri del Dalai Lama

Questo libro spiega come la felicità, una volta soddisfatti i tuoi bisogni di base, dipenda dal tuo stato mentale. Può essere raggiunta con l’addestramento sistematico del cuore e della mente, dando nuova forma ad atteggiamenti e aspettative. In sostanza la chiave della felicità è nelle tue mani.

Come trasformare l’insoddisfazione sul lavoro

Ciò che puoi fare subito per sconfiggere l’insoddisfazione è cambiare atteggiamento, reinterpretare, trasformare il modo in cui reagisci rispetto a ciò che ti accade e ciò che devi fare.

Il fattore umano

Leggendo questo libro scoprirai come, coltivando buoni rapporti, aumentando la tua disponibilità, gentilezza, onestà, sincerità farai del bene agli altri, ma soprattutto a te,  al tuo stato d’animo, alla tua autostima.

Fare soldi

Questo libro ti insegna a dare il giusto valore ai soldi ma soprattutto a rivalutare il tempo per te stesso, per i tuoi cari, per i tuoi amici.

Noia e stimoli

Quale è il segreto per ridurre la noia e accrescere gli stimoli? Leggi il libro e scoprirai come riflettendo in una prospettiva più ampia e ponendoti domande sullo scopo ultimo del tuo lavoro puoi ottenere questo risultato, senza scordare che puoi trarre soddisfazione e appagamento anche da fonti diverse dal lavoro.

Lavoro, carriera e vocazione

L’atteggiamento verso il lavoro può essere fonte di delusioni e insoddisfazioni o può trasformare la tua attività nella tua vocazione. Come? Ecco alcuni consigli che trovi nel libro: cogli il significato più ampio della tua attività, riconosci l’effetto positivo del tuo lavoro sugli altri, pensa a come contribuisci con la tua attività al benessere della gente.

Autocomprensione

Il libro ti spiega come una scarsa consapevolezza di sé rappresenti un pericolo e un ostacolo alla tua felicità. L’autocomprensione aiuta a resistere alla critiche e a non dipendere eccessivamente dall’approvazione altrui.

Lavoro e identità

Chi perde il lavoro spesso perde la propria identità. Come si fa a sfuggire da questo pericolo? Il libro ti insegna a convivere con l’incertezza della realtà lavorativa di oggi e ad assumere un atteggiamento positivo, concentrandosi sulle opportunità e sulle sfide. Occorre espandere la propria immagine per non confinarla all’attività lavorativa.

Il giusto sostentamento

Il principio del giusto sostentamento afferma che non è opportuno prendere parte a un’attività che sia potenzialmente dannosa per gli altri. Se puoi, servi gli altri, se non puoi, perlomeno astieniti dal fare loro del male. Riflettere sul contributo positivo del tuo lavoro serve a infondere entusiasmo per ciò fai. Ama il tuo lavoro e integralo con le tue passioni, vocazioni, valori. Questo capitolo del libro ti spiega come.

Felicità sul lavoro

Quale è il contributo del lavoro alla felicita? Il lavoro rende felici se in qualche modo contribuisce alla felicita ed è d’aiuto agli altri. Si è felici e si ricava felicità dal lavoro tanto più si riconosce e si attribuisce densità di significato e produttività al lavoro. Ma la felicità non la si raggiunge solo tramite il lavoro. Personalità, interessi, disposizione, contesto sociale influenzano la capacità del lavoro di fornire soddisfazione. Maggiore è la capacità di riconoscere le opportunità nelle difficoltà e trovare soddisfazione nelle sfide, maggiore è la soddisfazione che si trae dal lavoro. Tutti gli aspetti della vita sono collegati tra loro, i vari fattori, valori, atteggiamenti, lo stato emotivo possono egualmente contribuire. da una parte. al senso di appagamento sul lavoro, dall’altra. alla soddisfazione e alla felicità nella vita.

Più riduciamo la distanza fra chi siamo e cosa facciamo e più il nostro lavoro sembrerà facile e ci renderà felici.

L'arte della Felicità sul Lavoro
L’arte della Felicità sul Lavoro
Nuova edizione
Dalai Lama, Howard C. Cutler
Compralo on line

Acquista on line libri del Dalai Lama


Leader di te stesso – Roberto Re

Leader di te stesso
Leader di te stesso
Come sfruttare al meglio il tuo potenziale per migliorare la qualità della tua vita personale e professionale
Roberto Re
Compralo su il Giardino dei Libri

Libro scorrevole, utile e divertente, infarcito di aneddoti e storie evocative, molte delle quali riprese dall’esperienza diretta di Roberto Re.

Obiettivo dichiarato del libro è accompagnarti, con istruzioni operative ed esercizi pratici, a:

Assumerti la responsabilità dei tuoi risultati

Sconfiggendo le abitudini che ti fanno seguire i soliti percorsi e quindi  ottenere gli stessi risultati.

Uscendo dalla zona i confort e vincendo quel senso di disagio che accompagna i momenti di crescita.

 Gestire gli stati d’animo

Comprendendo come le parole siano veicoli di emozioni e come attraverso loro tu possa cambiare te stesso, i tuoi risultati e i tuoi stati d’animo.

Utilizzando la tua fisiologia (postura, espressione facciale), la potenza delle associazioni (àncore), e la focalizzazione su ciò che è utile e positivo.

Scardinando le tue convinzioni improduttive sul mondo, su te stesso, e ripensando ai nessi fra cause ed effetti (“se fai, dici, succede questo allora vuol dire che….”)  che ti porti dietro affinché che giochino a tuo favore.

Imparando a utilizzare gli strumenti della PNL (Programmazione Neuro Linguistica)

Imparare a decidere

Capendo come anche le più piccole decisioni possano influenzare la tua vita.

Comprendendo cos’è che guida le tue  decisioni e cosa ti ostacola nel prenderle.

Imparando a pensare e ad agire  come se … (fossi infallibile, conoscessi le risposte, fossi esperto della materia,….).

Valutando le tue azioni in base alle loro conseguenze: ti faranno star bene? Sono buone per te e per gli altri? Sono positive in assoluto? 

Identificare i propri valori

Riflettendo su ciò che in questo momento è più importante per te, su ciò che ti fa sperimentare gli stati emozionali che più preferisci e quelli che invece vorresti assolutamente evitare.

Imparando a controllare l’ordine di importanza dei tuoi valori.

Verificando la presenza di conflitti o di conseguenze indesiderate nel mantenere certi valori e l’ordine di priorità che hai individuato.

Modificando i valori e il loro ordine in modo da renderli coerenti su ciò che vuoi essere, ciò che vuoi provare e ciò che vuoi evitare.

Definendo cosa deve accadere (di ciò che è sotto il tuo controllo) perché tu possa dire di essere coerente con la tua nuova lista di valori e quindi provare la soddisfazione e le emozioni positive conseguenti. Più mantieni le regole sotto il tuo controllo e tieni ampio lo spettro delle cose che devono accadere perché i tuoi valori siano soddisfatti più sarà semplice per te stare bene e difficile stare male.

Instaurare relazioni positive

Sapendo che per ricevere prima devi dare; sapendo creare rapporti di interdipendenza,  dove due individui indipendenti emotivamente l’uno dall’altro, scelgono liberamente e consapevolmente di stare insieme, a volte adattandosi alle esigenze dell’altro, a volte accettando che l’altro si adatti alle tue scelte, alternando dunque vicendevolmente rinunce e richieste creando una sinergia tale da moltiplicare il valore di ciascuno anziché semplicemente sommarlo (e tanto meno sottrarlo).

Comprendendo le persone mettendoti nei loro panni, ascoltandole con attenzione, essere attenti a dare attenzione e considerazione anche nelle piccole cose, essere chiaro nel dichiarare cosa ti attendi dall’altro, essere affidabile facendo ciò che dici, chiedendo scusa, rimanendo  disponibile, dimostrando sincero interesse.

 

Fare ciò che è “giusto”

Ciò che ti piace fare soddisfa sei bisogni fondamentali (nascono dalla rielaborazione di Anthony Robbins della scala dei bisogni di Maslow): sicurezza/comfort, varietà/incertezza, significato/importanza, unione/amore, crescita, contributo.  Ma ci sono delle cose che non ti piace fare e che sono buone per te, per gli altri e sono “giuste”.  Come fare per trasformare queste esperienze in senso positivo e renderle quindi appaganti? Imparando a trovare relazioni fra questa attività e la soddisfazione dei sei bisogni fondamentali, trasformando così radicalmente la percezione e lo stato d’animo che quelle attività ti infondono.

Sapere cosa si vuole

Scrivere la tua missione, chi sei, quale è lo scopo della tua vita e creare l’immagine nitida della tua vision indentificando quello che vuoi ma soprattutto perché lo vuoi, ricordandoti di considerare e bilanciare tutte le aree della vita.

Individuare gli obiettivi personali a lungo, medio e breve termine e la top ten di quelli da realizzare nei prossimi mesi trasformando te stesso nella persona capace di realizzarli.

“Il leader di se stesso sa essere di più e più spesso la persona che è veramente, cioè se stesso al suo meglio. Continua a focalizzarti sulla persona che vuoi essere e su ciò che desideri per e per i tuoi cari e presto, “miracolosamente”, i tuoi sogni si realizzeranno intorno a te.”

Leader di te stesso
Leader di te stesso
Come sfruttare al meglio il tuo potenziale per migliorare la qualità della tua vita personale e professionale
Roberto Re
Compralo su il Giardino dei Libri

Imparare l’ottimismo – Martin E. P. Seligman

Imparare l'Ottimismo
Imparare l’Ottimismo
Come cambiare la vita cambiando il pensiero – Nuova Edizione
Martin Seligman
Compralo su il Giardino dei Libri

Quale è la differenza fra in ottimista e un pessimista? Di fronte ad un evento negativo l’ottimista pensa che l’evento sia passeggero, che abbia conseguenze limitate ad un ristretto ambito e che lui non abbia responsabilità. Il pessimista al contrario penserà che l’evento si perpetui nel tempo, avrà conseguenze che pervaderanno tutti gli ambiti della sua vita e che sia conseguenza di sue colpe.

Di conseguenza, l’ottimista non si arrende facilmente, il pessimista sì. Ed entrambi alla fine …. avranno ragione!

Il grado di ottimismo ha riflessi sulla tendenza a soffrire di depressione, sulle probabilità di raggiungere successo, anche sulla salute.

Ma da cosa deriva la tendenza all’ottimismo (o al pessimismo) degli individui?

Un fattore importante è l’impotenza appresa. Se vivo un’esperienza in cui non ho il controllo di ciò che mi accade in situazioni analoghe non tenterò di uscirne anche se ce ne fosse la possibilità. L’esperienza precedente condiziona le esperienze future. In prove sperimentali questo avveniva in circa due casi su tre.  Ma questo apriva la strada a nuove domande. Cosa determinava il comportamento virtuoso di chi non si arrendeva pur in presenza di esperienze precedenti di impotenza? La risposta sta nelle spiegazione che il soggetto si dà degli eventi. Se penso che gli eventi siano persistenti, pervasivi e soggettivi non mi darò alcuna speranza di poterli cambiare, se penso che siano temporanei, di portata limitata e indipendenti dalla mia persona, penserò di poter cambiare la situazione.

Il testo contiene i test utilizzati scientificamente per misurare l’ottimismo degli adulti e dei bambini. I test sono diversi sia per essere più comprensibili ai bambini sia perché i bambini sono tendenzialmente più ottimisti degli adulti.

E’ presente anche un test della depressione: l’ultimi stadio del pessimismo.

Le teorie di Seligman sono alla base del cognitivismo che fonda sia la diagnosi che la terapia su ciò che le persone pensano rispetto agli eventi: come pensi, così stai. Ristrutturando i pensieri si impara ad essere ottimisti.

La ristrutturazione avviene in cinque passaggi divisi in due fasi. 

Prima fase ABC.

Adeversity: descrivere oggettivamente, senza valutazioni e giudizi, l’avversità, l’evento, l’interferenza, la causa.

Believes: descrivere i pensieri (o credenze, non i sentimenti) relative alle cause. Quali pensieri scattano in risposta all’evento?

 Consequences: descrivere i sentimenti e le azioni che sono scaturiti.

A questo punto individua le connessioni fra eventi, credenze e conseguenze. Scoprirai che i pensieri pessimistici generano passività e quelli ottimistici energia e spinta all’azione.

Quando raggiungi la consapevolezza di avere pensieri sono pessimistici puoi combatterli con la tecnica della distrazione: distogliere l’attenzione con gesti e azioni che rompono, interrompono ed evitano lo schema automatico di pensiero. Per avere effetti più duraturi occorre mettere in pista la tecnica della discussione:  trovare le tutte argomentazioni che intaccano e mettono in discussione la credenza, sospendendo il giudizio o prendendo le distanze, cercando i riferimenti contrari. Quali sono le prove contrarie e le spiegazioni alternative? Quale è fra le tante spiegazioni plausibili la più produttiva e utile per me?  Quale ha le implicazioni più utili e positive?

Qui si passa alla seconda fase: DE

Discussion: mettere in discussione le credenze, i propri pensieri, presenta prove contrarie, seleziona le alternative più produttive.

Energization: porre attenzione alla sensazione di energia e sfruttarla efficacemente per reagire e pensare a ciò che puoi fare per cambiare la situazione.

Le emozioni e le azioni non discendono direttamente dalle avversità, ma piuttosto da ciò che si crede riguardo ad esse. Mettendole in discussione si libera energia per cambiare le emozioni e agire efficacemente.

Seligman affronta e approfondisce i riflessi dell’ottimismo nell’ambiente di lavoro e nei risultati professionali, nell’educazione dei bambini, nella scuola, nello sport, nei confronti della salute, nella politica, nella religione e nella cultura.

Approfondimenti sono dedicati a come aiutare i proprio figli a evitare il pessimismo, a diffondere l’ottimismo nelle aziende e nelle organizzazioni.

Imparare l'Ottimismo
Imparare l’Ottimismo
Come cambiare la vita cambiando il pensiero – Nuova Edizione
Martin Seligman
Compralo su il Giardino dei Libri