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Il TAO del Coaching

Il Tao del Coaching
Il Tao del Coaching
Come aiutare individui e gruppi a realizzare obiettivi importanti
Max Landsberg
Dimmi di più…

Come aiutare individui e gruppi a realizzare obiettivi importanti

Un libro sintetico e chiaro per imparare i fondamenti del coaching.

Per diventare un ottimo coach le tecniche da imparare sono poche, giungere alla padronanza della materia, tuttavia, richiede molta pratica.

Ecco le tecniche descritte nel libro:

Prima regola fondamentale: fare domande anziché dire cosa fare.

Quando dai un feedback fai esempi concreti evitando di analizzare i tratti caratteriali (sei un coach non uno psicologo, ti interessano i risultati non l’interpretazione dei processi mentali!).

Ricorda la formula A.I.D.

Azione
Impatto
Desiderio (risultato desiderato)

Decidi insieme l’azione, prevedine  l’impatto, verifica che il risultato sia quello desiderato.

Come fornire un feedback costruttivo

  • Impegnati con l’interlocutore ad approfondire le questioni più importanti
  • Focalizza l’attenzione sulle capacità della persona
  • Fai esempi pratici su come migliorare le capacità
  • Individuate insieme le azioni costruttive
  • Verifica che la persona abbia capito
  • Invita la persona a valutare da sola la propria performance
  • Offri aiuto in caso di necessità.

Metodo GROW

Ecco un per pianificare le sessione di coaching

  1. Goal (stabilite gli obiettivi)
  2. Realtà (fai descrivere la situazione)
  3. Opzioni (elencate le alternative e le opzioni disponibili per produrre il cambiamento)
  4. Riepilogo  (riepilogate i passi successivi, le azioni da adempiere)

Come adeguarsi allo stile individuale della persona

Per essere efficace devi parlare la stessa lingua del tuo interlocutore. Occorre dunque identificare il suo stile individuali. Uno dei metodi disponibili consiste nell’adottare l’MBTI (Myer Briggs Type Indicator) che si basa su quattro dimensioni:

  1. Cosa infonde energia (estroversione o introversione) – l’individuo è estroverso o introverso?
  2. Come raccoglie le informazioni, cosa attira l’attenzione (sensazione o intuito) – reagisce di più in base a ciò che percepisce attraverso i sensi o in base a ciò che interpreta e pensa?
  3. Cosa spinge a prendere una decisione (pensiero o sentimento)  – decide in base al pensiero o al sentimento?
  4. Come si affronta la vita e il lavoro (giudizio o percezione) – preferisce usare il pensiero e il sentimento o la sensazione e l’intuito?

L’indicatore fornisce una guida per interpretare la persona che si ha di fronte e per adeguare conseguentemente la comunicazione e l’atteggiamento.

Resistenze (tue) al coaching

Probabilmente l’idea di adottare il coaching nei rapporti con gli altri fa nascere in te delle resistenze, queste sono le giustificazioni più frequenti:

Giustificazioni

  1. Mancanza di tempo 
  2. Alla persona non interessa
  3. Il lavoro ne risente
  4. Potrei nuocere

Le giustificazioni fanno da paravento alle vere motivazioni. Le motivazioni vere più frequenti sono:

Vere motivazioni

  1. Devo avere il pieno controllo di tutto
  2. Ho paura di non riuscire a farcela
  3. Se ignoro il problema, sparirà
  4. Non mi apprezzeranno

Una volta individuata la vera motivazione puoi rimediare in questo modo:

Rimedi

  1. Stabilisci tempi e modalità del coaching
  2. Domanda alla persona tempi e modalità più opportune per il coaching e il feedback
  3. Riesamina le tua capacità di diventare leader
  4. Inizia con qualcuno già bravo o fidato

Coaching veloce

Non necessariamente le sessioni di coaching devono durare molto e distribuirsi su un periodo di tempo. Alcune situazioni richiedo un caoching veloce e immediato.

Ecco i passi di una sessione di coaching veloce: 

  1. fai descrivere e definire il problema
  2. fai definire e descrivere la situazione ideale
  3. fai elencare gli ostacoli frapposti fra la situazione attuale e quella ideale
  4. cerca con la persona la soluzione per superarli definendo azioni e scadenze

Scegliere lo stile di coaching più adatto

Per capire quanto delegare

  1. Capire se la persona ha la volontà e la capacità per eseguire un compito
  2. Scegliere lo stile di coaching più adatto in base allo schema riportato sotto
  3. Spiegare l’approccio che si intende adottare
  4. Cerca di accrescere e potenziare la capacità e la volontà
Alta volontà Guidare Delegare
Bassa volontà Dare direttive Stimolare
  scarse capacità ottime capacità

Come gestire la resistenza (dell’altro) al coaching

Individua il motivo per cui il destinatario respinge l’offerta (rifiuta i consigli da chiunque o rifiuta te come coach?)

Riluttanza verso il coaching in generale

Atteggiamenti della persona:

  • Riluttanza ad ammettere la possibilità di miglioramento
  • Mancanza di fiducia verso l’azienda (per il caoching in azienda)
  • Temporanea mancanza di tempo

Opzioni a disposizione del coach

  • Individua i limiti della persona
  • Enfatizza la reale necessità di miglioramento oppure….
  • Fatti avanti e chiedi alla persona di farti a sua volta da coach
  • Costruisci fiducia
  • Fissa una sessione di coaching

Riluttanza verso di voi come coach

Atteggiamenti della persona:

  • Precedenti non felici nelle vostre interazioni 
  • Differenze sostanziali tra il tuo stile e il suo
  • Percezione del ruolo del coach come “altamente valutativo”

Opzioni a disposizione del coach 

  • Tenta di “seppellire l’ascia di guerra”
  • Parla apertamente e convieni che esistono differenze di stile (vedi l’MBTI Myer Briggs Type Indicator)
  • Spiega chiaramente il tuo ruolo 
  • Sottolinea che il coaching non è valutativo

Motivazione

Ciclo negativo della motivazione

Mancanza di fiducia -> Esitazione -> Scarsi risultati -> Feedback insoddisfacente -> Mancanza di fiducia….

Ciclo positivo della motivazione

Fiducia -> Desiderio di raggiungere un elevato standard qualitativo -> Ottimi risultati -> Elogi -> Fiducia ….

Inizia accrescendo la fiducia della persona:

  1. Fai prendere coscienza del suo grado di motivazione 
  2. fornisci una vision stimolante e supporti alla sua efficacia facendo riferimento a precedenti positivi anche in ambiti diversi dall’area in questione
  3. Individua ciò che motiva maggiormente (nel libro è presente un appendice con diversi test ed esercizi fra cui uno sulla motivazione)
  4. Apprezza gli sforzi e i risultati

Considerare le differenze culturali

Ecco quattro principali dimensioni che differenziano le culture nazionali o internazionali:

  • Schiettezza: essere diretti o lanciare messaggi impliciti  -> il feedback del coach deve tenerne conto
  • Attitudine alla gerarchia e al consenso/dissenso -> definire il ruolo del coach e scegliere lo stile più adatto
  • Individualismo/risultato di squadra -> valorizzare il risultato del singolo o della squadra

Formare una squadra vincente

Suggerimenti per ottimizzare il lavoro di squadra e suscitare un atteggiamento positivo verso il coaching:

  1. il gruppo definisce regole concordate di relazione e obiettivi individuali
  2. ciascun membro discute apertamente su come migliorare le proprie capacità
  3. la squadra stende il programma operativo
  4. si crea un clima di serenità nel dare e ricevere feedback e nell’evidenziare i problemi
  5. la squadra si riunisce ogni due settimane per discutere i risultati ottenuti

Il coach non è uno psicologo

Cosa devi fare come coach:

  • Assegna compiti specifici
  • sii schietto 
  • assicurati di sollevare problemi reali
  • calibra l’intensità e la frequenza del coaching
  • suggerisci a coloro che hanno grossi personali di rivolgersi a uno specialista

Cosa non devi fare come coach:

  • cercare di individuare problemi psicologici
  • essere accondiscendente e accomodante
  • andare fuori tema
  • eccedere nelle sessioni 
  • fare e far fare il passo più lungo della gamba

Fornire feedback al capo

Quasi tutti vorrebbero ricevere un feedback tempestivo, costruttivo, concreto ed espresso con chiarezza e delicatezza

Ecco come creare le condizioni per offrire il proprio aiuto anche al proprio capo:

  • “Vorresti un feedback? In che modo? Riguardo a cosa?”
  • “Se volessi darti un feedback come dovrei comunicartelo”
  • “Ritieni che potrei aiutarti a comprendere meglio alcuni aspetti del progetto a cui stiamo lavorando?”
  • “Come posso fare per parlare con te di….”

Mentoring

Il coach aiuta una persona a portare a termine un compiti specifici, il mentore sviluppa un rapporto di più lunga durata è un riferimento generale, fornisce una guida ed è di esempio.

Il mentore

  • Aiuta ad avere un atteggiamento positivo
  • Presta ascolto e comprende i sentimenti senza per forza legittimarli
  • Fornisce informazioni 
  • Promuove l’esplorazioni delle opzioni a disposizioni
  • Delega e lascia agire autonomamente
  • Discute apertamente dei comportamenti negativi
  • Suggerisce un modello di comportamento

Il TAO del coaching

Il significato del TAO del coaching sta nel migliorare le tua abiltà di leader aiutando gli altri a crescere e a sviluppare le loro capacità.

Significa: dare per ricevere

Dare (fare coaching)

Contesto

  • Individua le capacità e il grado di volontà della persona
  • Accordati sull’approccio più idoneo (frequenza, stile, …)
  • Sviluppa fiducia
  • Motiva

Organizzazione delle sessioni

  • Dedica alcune sessioni al metodo GROW (20 – 60 minuti)
  • Fornisci feedback (5 – 10 minuti)
  • Elogia, motivando (1 minuto)
  • Spiega con esempi concreti

Conclusioni

  • Incoraggia a riflettere
  • Stabilisci di comune comune accordo i passi successivi

Ricevere (coaching)

Frasi per “procurarsi” il coaching

  • (Al capo) “Sto cercando di migliorare in …, ti sarei grato potessi darmi dei feedback, ti va?”
  • (Al collega) “Penso che tu sia un esperto di …, vorrei migliorare anche io in quest’ambito. Ti spiace se nei prossimi mesi ti  chiedessi di fornirmi dei consigli?”
  • (Al collaboratore che riporta a te) “Desidererei avere un tuo feedback e qualche suggerimento su … ogni volta che pensi ce ne sia bisogno dimmelo, non aspettare che te lo chieda”

Il Tao del Coaching
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Come aiutare individui e gruppi a realizzare obiettivi importanti
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Smettila di incasinarti – Roberto Re

 

Smettila di Incasinarti!

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Come rendersi la vita meno complicata ed essere più felici
Roberto Re
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“Ma come cavolo fanno le persone a incasinarsi così?”

Seguendo precise strategie di incasinamento:

NON VIVERE NEL PRESENTE

Gli adulti sono abituati a focalizzarsi sul dolore, sulle conseguenze negative delle loro azioni, a differenza dei bambini che vivono solo il presente e ricercano costantemente il piacere.

Non vivere nel presente significa focalizzarti sui problemi e sul passato, sui sensi di colpa, invece di lasciarli andare. Quel che è stato è stato.

Occorre lasciare rimpianti, preoccupazioni e ansie inutili e ritornare a godere di quello che fai.

NON SAPERE QUELLO CHE SI VUOLE

Probabilmente sai benissimo ciò che non vuoi ma hai idee molte confuse su ciò che desideri. Anticipi nella mente ciò che vuoi evitare, tutte le situazioni  negative. Devi reagire concentrandoti su ciò che vuoi, senza accontentarti, alzando i tuoi standard, senza limitarti per paura di sbagliare e rimanere deluso, perché il piacere sta più nel viaggio che nell’arrivo, e anche il fallimento è un’esperienza e il rimpianto è peggiore della delusione. Fai chiarezza su ciò che vuoi, dillo a tutti forte e chiaro e parti alla sua conquista.

ASPETTARE A TRAFORMARE IN AZIONE CIO’ CHE SI E’ DECISO

Agire senza pensare è forse meno peggio che pesare senza agire. Ma probabilmente spesso rimandi le cose più importanti. Perché? Per paura di sbagliare, di non riuscire, di essere respinto. E’ naturale ma non inevitabile. Ogni scusa è buona per rimandare, ma alla fine non potrai sfuggire alla delusione (quella che cercavi di evitare) e al rimpianto. Allora non è meglio agire senza mentire a te stesso?

MENTIRE A SE STESSI

Mentire è un modo di difenderti dal dolore, lo puoi fare in tanti modi, dicendoti che sei fatto così, dando la responsabilità ad altri o al contesto, sminuendo l’obiettivo e il piacere di raggiungerlo, o ancora peggio rifacendoti a verità apparentemente inconfutabili appellandoti alla saggezza e al (falso) buon senso delle generalizzazioni.  Ma evitare un dolore immediato spesso porta a doverne sopportare uno più grande in futuro. Per sopravvivere ti impedisci di vivere.

RIMANERE NELLA PROPRIA STORIA

Perché non riesci ad uscire dalla situazione incasinata?  Il motivo è che giustifichi la tua situazione raccontando(ti) una storia in ci ti convinci di essere un eroe che combatte un avversario responsabile della tua situazione. Come ne esci? Con una rivelazione che cambi il tuo punto di vista, che trasformi il conflitto in comprensione cui seguono accettazione e perdono e che trasformi la storia in una diversa, nuova e più piacevole e costruttiva.

RIMANERE TROPPO A LUNGO IN STATI DEPOTENZIANTI

Le emozioni negative sono inevitabili e, entro certi limiti, perfino utili, ma quando durano troppo a lungo o sono troppo intense diventano tossiche. I bambini passano velocemente da emozioni intense di gioia a stati d’animo negativi e viceversa. Crescendo hai perso questa capacità.  Molti credono che un certo grado di incasinamento sia la normalità e di non poter controllare il proprio stato d’animo. Lo attribuiscono a cause esterne (si dice ad esempio “mi fai arrabbiare” e non “mi arrabbio”). Inoltre gli stati d’animo negativi vengono spesso valorizzati e generano l’attenzione degli altri.  Se stai male per qualcosa significa che ci tieni, se stai sempre bene sei visto come una persona superficiale. Questo è il senso comune. Invece puoi e devi uscire dagli stati d’animo negativi, reagendo fisicamente (i cambiamenti fisiologici e comportamentali influiscono sullo spirito) e mentalmente, spostando l’attenzione su quanto c’è di positivo e di buono e controllando il tuo dialogo interno….

COMUNICARE MALAMENTE CON SE STESSI

Non sono gli eventi che determinano come stai, ma il significato che gli dai. Il tuo stato d’animo dipende da ciò che ti dici (dal tuo dialogo interno) e dalle parole che utilizzi. Sostituire vocaboli esageratamente negativi con parole positive e potenzianti cambierà la tua esperienza. Quando sei in gruppo l’effetto delle parole è ancora più potente, soprattutto se chi le dice ha uno status elevato. Dunque il linguaggio che utilizzi crea le tue credenze e le tue credenze determinano i tuoi risultati. 

MANTENERE E RINFORZARE LE PROPRIE CREDENZE LIMITANTI

Se c’è un’area della tua vita in cui tendi a incasinarti costantemente lì ci sono delle cedenze che contribuiscono a creare quella situazione.  Una credenza è una certezza nei riguardi di qualcosa. Le credenze ti rassicurano e quindi tendi a cercarne conferme ovunque e ad essere cieco nei confronti di ciò che le contraddice.  Le credenze si formano sui riferimenti: esperienze e sentimenti personali o esterni che confermano e rafforzano la credenza. Possono essere potenzianti o limitanti. Solitamente le seconde prevalgono numericamente sulle prime. Le credenze che hai su te stesso creano la tua autoimmagine che tenderai inconsciamente a confermare a te stesso. Bastano pochi riferimenti (eventi) per creare credenze permanenti e pervasive su di te. Ma le credenze sono tue interpretazioni. Combatti quelle depotenzianti andando in cerca di riferimenti contrari (crea il dubbio), sostituendole con altre potenzianti sulle quali cercherai tutti i riferimenti possibili. Cambiare le tue convinzioni ti farà crescere e raggiungere quegli obiettivi che prima pensavi fossero fuori della tua portata.

AVERE TROPPE REGOLE E TROPPO RIGIDE

Gli stati d’animo sono condizionati da regole autoimposte. Queste regole sono particolari categorie di credenze: “per essere felice deve accadere questo….”, “se accade questo significa che….”, “se accade questo allora succede che….”.  I casini nascono quando pretendi di imporre agli altri le tue regole, quando le tue regole sono troppo rigide (quindi spesso incompatibili con le circostanze) o quando le premesse sono troppo alte (“per essere felice devo piacere a tutti”).  Conviene che tu faccia una revisione delle tue regole perché sono generatici prìncipi di incasinamenti e ostacoli alle buone relazioni e alla tua felicità.

FARSI CONDIZIONARE DAGLI ALTRI E DALL’AMBIENTE

Conformarsi per paura della critica rende felici gli altri, non te. E’ impossibile accontentare tutti, ognuno ti dà un’indicazione diversa e contrastante. Ascolta tutti ma agisci con la tua testa. Far contenti gli altri alla lunga non accontenta né te né loro.

Strategie avanzate di incasinamento

Eccole: essere convinto di vivere in un mondo malevolo (ti condiziona negativamente, pensa in positivo); farti troppe domande sul senso e sul significato di ciò che ti accade (il significato degli eventi è quello che gli dai tu, fa che sia produttivo); avere aspettative sulle persone (le persone hanno le loro regole che sono diverse da te); farti guidare dall’orgoglio (che ti impedisce di essere umile e chiedere scusa anche quando dovresti); notare sempre ciò che non va di te (chi è grato per ciò che ha è sempre ricco abbastanza e felice abbastanza) .

Smettere è facile

Adesso che conosci, agisci.

Rinforza le conoscenze, rileggendo le 10 strategie di incasinamento, visita www.smettiladiincasinarti.it, continua a leggere e a nutrire la tua mente di pensieri positivi.

Controlla il tuo dialogo interno, credi in te stesso, fai ciò che sai di dover fare sforzandoti di vincere l’insicurezza e il disagio, metti a fuoco ciò che vuoi, non cercare di essere perfetto, comprendi, ama e perdona, comunica positivamente con te stesso e gli altri, non pensare per estremi ma arricchisci i tuoi punti di vista con più prospettive, assumiti la responsabilità di essere felice e vivi pienamente, sii felice!

Smettila di Incasinarti!

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Come rendersi la vita meno complicata ed essere più felici
Roberto Re
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Leader di te stesso – Roberto Re

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Come sfruttare al meglio il tuo potenziale per migliorare la qualità della tua vita personale e professionale
Roberto Re
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Libro scorrevole, utile e divertente, infarcito di aneddoti e storie evocative, molte delle quali riprese dall’esperienza diretta di Roberto Re.

Obiettivo dichiarato del libro è accompagnarti, con istruzioni operative ed esercizi pratici, a:

Assumerti la responsabilità dei tuoi risultati

Sconfiggendo le abitudini che ti fanno seguire i soliti percorsi e quindi  ottenere gli stessi risultati.

Uscendo dalla zona i confort e vincendo quel senso di disagio che accompagna i momenti di crescita.

 Gestire gli stati d’animo

Comprendendo come le parole siano veicoli di emozioni e come attraverso loro tu possa cambiare te stesso, i tuoi risultati e i tuoi stati d’animo.

Utilizzando la tua fisiologia (postura, espressione facciale), la potenza delle associazioni (àncore), e la focalizzazione su ciò che è utile e positivo.

Scardinando le tue convinzioni improduttive sul mondo, su te stesso, e ripensando ai nessi fra cause ed effetti (“se fai, dici, succede questo allora vuol dire che….”)  che ti porti dietro affinché che giochino a tuo favore.

Imparando a utilizzare gli strumenti della PNL (Programmazione Neuro Linguistica)

Imparare a decidere

Capendo come anche le più piccole decisioni possano influenzare la tua vita.

Comprendendo cos’è che guida le tue  decisioni e cosa ti ostacola nel prenderle.

Imparando a pensare e ad agire  come se … (fossi infallibile, conoscessi le risposte, fossi esperto della materia,….).

Valutando le tue azioni in base alle loro conseguenze: ti faranno star bene? Sono buone per te e per gli altri? Sono positive in assoluto? 

Identificare i propri valori

Riflettendo su ciò che in questo momento è più importante per te, su ciò che ti fa sperimentare gli stati emozionali che più preferisci e quelli che invece vorresti assolutamente evitare.

Imparando a controllare l’ordine di importanza dei tuoi valori.

Verificando la presenza di conflitti o di conseguenze indesiderate nel mantenere certi valori e l’ordine di priorità che hai individuato.

Modificando i valori e il loro ordine in modo da renderli coerenti su ciò che vuoi essere, ciò che vuoi provare e ciò che vuoi evitare.

Definendo cosa deve accadere (di ciò che è sotto il tuo controllo) perché tu possa dire di essere coerente con la tua nuova lista di valori e quindi provare la soddisfazione e le emozioni positive conseguenti. Più mantieni le regole sotto il tuo controllo e tieni ampio lo spettro delle cose che devono accadere perché i tuoi valori siano soddisfatti più sarà semplice per te stare bene e difficile stare male.

Instaurare relazioni positive

Sapendo che per ricevere prima devi dare; sapendo creare rapporti di interdipendenza,  dove due individui indipendenti emotivamente l’uno dall’altro, scelgono liberamente e consapevolmente di stare insieme, a volte adattandosi alle esigenze dell’altro, a volte accettando che l’altro si adatti alle tue scelte, alternando dunque vicendevolmente rinunce e richieste creando una sinergia tale da moltiplicare il valore di ciascuno anziché semplicemente sommarlo (e tanto meno sottrarlo).

Comprendendo le persone mettendoti nei loro panni, ascoltandole con attenzione, essere attenti a dare attenzione e considerazione anche nelle piccole cose, essere chiaro nel dichiarare cosa ti attendi dall’altro, essere affidabile facendo ciò che dici, chiedendo scusa, rimanendo  disponibile, dimostrando sincero interesse.

 

Fare ciò che è “giusto”

Ciò che ti piace fare soddisfa sei bisogni fondamentali (nascono dalla rielaborazione di Anthony Robbins della scala dei bisogni di Maslow): sicurezza/comfort, varietà/incertezza, significato/importanza, unione/amore, crescita, contributo.  Ma ci sono delle cose che non ti piace fare e che sono buone per te, per gli altri e sono “giuste”.  Come fare per trasformare queste esperienze in senso positivo e renderle quindi appaganti? Imparando a trovare relazioni fra questa attività e la soddisfazione dei sei bisogni fondamentali, trasformando così radicalmente la percezione e lo stato d’animo che quelle attività ti infondono.

Sapere cosa si vuole

Scrivere la tua missione, chi sei, quale è lo scopo della tua vita e creare l’immagine nitida della tua vision indentificando quello che vuoi ma soprattutto perché lo vuoi, ricordandoti di considerare e bilanciare tutte le aree della vita.

Individuare gli obiettivi personali a lungo, medio e breve termine e la top ten di quelli da realizzare nei prossimi mesi trasformando te stesso nella persona capace di realizzarli.

“Il leader di se stesso sa essere di più e più spesso la persona che è veramente, cioè se stesso al suo meglio. Continua a focalizzarti sulla persona che vuoi essere e su ciò che desideri per e per i tuoi cari e presto, “miracolosamente”, i tuoi sogni si realizzeranno intorno a te.”

Leader di te stesso
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L’One Minute Manager – Ken Blachard, Spencer Johnson

L'One Minute Manager - Per gestire al massimo l'azienda, la casa e la famiglia

L’One Minute Manager – Per gestire al massimo l’azienda, la casa e la famiglia

Kenneth Blanchard – Spencer Johnson
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Tutto cominciò (la mia avventuro nel mondo dello sviluppo personale) dalla lettura di questo libro…
Ero a Roma per visitare alcuni clienti “critici”. Gli incontri non erano andati bene, l’ultimo in particolare era stato particolarmente pesante. Avevo addirittura perso l’aereo che doveva riportarmi a Milano. Dovetti rimanere a dormire a Roma. Il giorno seguente, in attesa dell’imbarco, decisi di fare un giro nella libreria dell’aeroporto. L’umore era sotto i piedi ma avevo voglia di reagire. Fra gli scaffali intravidi un libretto. Copertina rigida, formato tascabile, poco più di 100 pagine. L’One Minute Manager.
Più produttività più profitti più benessere. Per gestire un’azienda, una casa, una famiglia…FUNZIONA!
Niente male come premessa!
Sull’ultima di copertina poche semplici parole: La gente soddisfatta di sé produce buoni risultati.
Intrigante! Era proprio quello che volevo, essere più soddisfatto di me. “Sì, lo compro!”
E così, d’un fiato, iniziai a leggere la storia del giovanotto che voleva diventare manager e del One Minute Manager che gli insegnava, o meglio gli faceva sperimentare, i principi del One Minute Manager. Eccoli:
Delega e autonomia: investi sulle persone, facendo emergere il potenziale vincente presente in ognuna di loro.
Scrivi e condividi gli obiettivi, stabilisci i comportamenti, verifica il lavoro, adegua il comportamento.
Focus e sintesi: tutto in un minuto o giù di lì.
Verifica dei risultati: sulla base di parametri condivisi e stabiliti in anticipo.
Riconoscimento e incoraggiamento: dispensa “lodi da un minuto”, quando “sorprendi” qualcuno a fare qualcosa di giusto.
Responsabilità: dispensa “sgridate da un minuto” quando “sorprendi” qualcuno a fare qualcosa di sbagliato. Devono essere tempestive, specifiche, senza dimenticare un sincero incoraggiamento finale.

Al mio arrivo a Milano stavo già leggendo l’ultima pagina. Rimasi profondamente colpito e ispirato dal quel testo, anche se, in verità, stavo cercando qualcosa che mi aiutasse nella gestione di me stesso mentre quel testo era più concentrato sulla gestione degli altri.

L'One Minute Manager - Per gestire al massimo l'azienda, la casa e la famiglia

L’One Minute Manager – Per gestire al massimo l’azienda, la casa e la famiglia

Kenneth Blanchard – Spencer Johnson
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