Leader di te stesso – Roberto Re

Leader di te stesso
Leader di te stesso
Come sfruttare al meglio il tuo potenziale per migliorare la qualità della tua vita personale e professionale
Roberto Re
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Libro scorrevole, utile e divertente, infarcito di aneddoti e storie evocative, molte delle quali riprese dall’esperienza diretta di Roberto Re.

Obiettivo dichiarato del libro è accompagnarti, con istruzioni operative ed esercizi pratici, a:

Assumerti la responsabilità dei tuoi risultati

Sconfiggendo le abitudini che ti fanno seguire i soliti percorsi e quindi  ottenere gli stessi risultati.

Uscendo dalla zona i confort e vincendo quel senso di disagio che accompagna i momenti di crescita.

 Gestire gli stati d’animo

Comprendendo come le parole siano veicoli di emozioni e come attraverso loro tu possa cambiare te stesso, i tuoi risultati e i tuoi stati d’animo.

Utilizzando la tua fisiologia (postura, espressione facciale), la potenza delle associazioni (àncore), e la focalizzazione su ciò che è utile e positivo.

Scardinando le tue convinzioni improduttive sul mondo, su te stesso, e ripensando ai nessi fra cause ed effetti (“se fai, dici, succede questo allora vuol dire che….”)  che ti porti dietro affinché che giochino a tuo favore.

Imparando a utilizzare gli strumenti della PNL (Programmazione Neuro Linguistica)

Imparare a decidere

Capendo come anche le più piccole decisioni possano influenzare la tua vita.

Comprendendo cos’è che guida le tue  decisioni e cosa ti ostacola nel prenderle.

Imparando a pensare e ad agire  come se … (fossi infallibile, conoscessi le risposte, fossi esperto della materia,….).

Valutando le tue azioni in base alle loro conseguenze: ti faranno star bene? Sono buone per te e per gli altri? Sono positive in assoluto? 

Identificare i propri valori

Riflettendo su ciò che in questo momento è più importante per te, su ciò che ti fa sperimentare gli stati emozionali che più preferisci e quelli che invece vorresti assolutamente evitare.

Imparando a controllare l’ordine di importanza dei tuoi valori.

Verificando la presenza di conflitti o di conseguenze indesiderate nel mantenere certi valori e l’ordine di priorità che hai individuato.

Modificando i valori e il loro ordine in modo da renderli coerenti su ciò che vuoi essere, ciò che vuoi provare e ciò che vuoi evitare.

Definendo cosa deve accadere (di ciò che è sotto il tuo controllo) perché tu possa dire di essere coerente con la tua nuova lista di valori e quindi provare la soddisfazione e le emozioni positive conseguenti. Più mantieni le regole sotto il tuo controllo e tieni ampio lo spettro delle cose che devono accadere perché i tuoi valori siano soddisfatti più sarà semplice per te stare bene e difficile stare male.

Instaurare relazioni positive

Sapendo che per ricevere prima devi dare; sapendo creare rapporti di interdipendenza,  dove due individui indipendenti emotivamente l’uno dall’altro, scelgono liberamente e consapevolmente di stare insieme, a volte adattandosi alle esigenze dell’altro, a volte accettando che l’altro si adatti alle tue scelte, alternando dunque vicendevolmente rinunce e richieste creando una sinergia tale da moltiplicare il valore di ciascuno anziché semplicemente sommarlo (e tanto meno sottrarlo).

Comprendendo le persone mettendoti nei loro panni, ascoltandole con attenzione, essere attenti a dare attenzione e considerazione anche nelle piccole cose, essere chiaro nel dichiarare cosa ti attendi dall’altro, essere affidabile facendo ciò che dici, chiedendo scusa, rimanendo  disponibile, dimostrando sincero interesse.

 

Fare ciò che è “giusto”

Ciò che ti piace fare soddisfa sei bisogni fondamentali (nascono dalla rielaborazione di Anthony Robbins della scala dei bisogni di Maslow): sicurezza/comfort, varietà/incertezza, significato/importanza, unione/amore, crescita, contributo.  Ma ci sono delle cose che non ti piace fare e che sono buone per te, per gli altri e sono “giuste”.  Come fare per trasformare queste esperienze in senso positivo e renderle quindi appaganti? Imparando a trovare relazioni fra questa attività e la soddisfazione dei sei bisogni fondamentali, trasformando così radicalmente la percezione e lo stato d’animo che quelle attività ti infondono.

Sapere cosa si vuole

Scrivere la tua missione, chi sei, quale è lo scopo della tua vita e creare l’immagine nitida della tua vision indentificando quello che vuoi ma soprattutto perché lo vuoi, ricordandoti di considerare e bilanciare tutte le aree della vita.

Individuare gli obiettivi personali a lungo, medio e breve termine e la top ten di quelli da realizzare nei prossimi mesi trasformando te stesso nella persona capace di realizzarli.

“Il leader di se stesso sa essere di più e più spesso la persona che è veramente, cioè se stesso al suo meglio. Continua a focalizzarti sulla persona che vuoi essere e su ciò che desideri per e per i tuoi cari e presto, “miracolosamente”, i tuoi sogni si realizzeranno intorno a te.”

Leader di te stesso
Leader di te stesso
Come sfruttare al meglio il tuo potenziale per migliorare la qualità della tua vita personale e professionale
Roberto Re
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L’One Minute Manager – Ken Blachard, Spencer Johnson

L'One Minute Manager - Per gestire al massimo l'azienda, la casa e la famiglia

L’One Minute Manager – Per gestire al massimo l’azienda, la casa e la famiglia

Kenneth Blanchard – Spencer Johnson
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Tutto cominciò (la mia avventuro nel mondo dello sviluppo personale) dalla lettura di questo libro…
Ero a Roma per visitare alcuni clienti “critici”. Gli incontri non erano andati bene, l’ultimo in particolare era stato particolarmente pesante. Avevo addirittura perso l’aereo che doveva riportarmi a Milano. Dovetti rimanere a dormire a Roma. Il giorno seguente, in attesa dell’imbarco, decisi di fare un giro nella libreria dell’aeroporto. L’umore era sotto i piedi ma avevo voglia di reagire. Fra gli scaffali intravidi un libretto. Copertina rigida, formato tascabile, poco più di 100 pagine. L’One Minute Manager.
Più produttività più profitti più benessere. Per gestire un’azienda, una casa, una famiglia…FUNZIONA!
Niente male come premessa!
Sull’ultima di copertina poche semplici parole: La gente soddisfatta di sé produce buoni risultati.
Intrigante! Era proprio quello che volevo, essere più soddisfatto di me. “Sì, lo compro!”
E così, d’un fiato, iniziai a leggere la storia del giovanotto che voleva diventare manager e del One Minute Manager che gli insegnava, o meglio gli faceva sperimentare, i principi del One Minute Manager. Eccoli:
Delega e autonomia: investi sulle persone, facendo emergere il potenziale vincente presente in ognuna di loro.
Scrivi e condividi gli obiettivi, stabilisci i comportamenti, verifica il lavoro, adegua il comportamento.
Focus e sintesi: tutto in un minuto o giù di lì.
Verifica dei risultati: sulla base di parametri condivisi e stabiliti in anticipo.
Riconoscimento e incoraggiamento: dispensa “lodi da un minuto”, quando “sorprendi” qualcuno a fare qualcosa di giusto.
Responsabilità: dispensa “sgridate da un minuto” quando “sorprendi” qualcuno a fare qualcosa di sbagliato. Devono essere tempestive, specifiche, senza dimenticare un sincero incoraggiamento finale.

Al mio arrivo a Milano stavo già leggendo l’ultima pagina. Rimasi profondamente colpito e ispirato dal quel testo, anche se, in verità, stavo cercando qualcosa che mi aiutasse nella gestione di me stesso mentre quel testo era più concentrato sulla gestione degli altri.

L'One Minute Manager - Per gestire al massimo l'azienda, la casa e la famiglia

L’One Minute Manager – Per gestire al massimo l’azienda, la casa e la famiglia

Kenneth Blanchard – Spencer Johnson
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Ascolta i grilli e scendi dall’ottovolante – Debora Conti

Ascolta i Grilli e Scendi dall'Ottovolante
Ascolta i Grilli e Scendi dall’Ottovolante
Manuale di indipendenza emotiva
Debora Conti
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Il libro per accrescere la tua indipendenza emotiva
Elimina per sempre le abitudini dannose. Gestisci il tuo stato emotivo quotidiano Migliora il tuo dialogo e i tuoi rapporti.

Imparerai con questo libro:

1. Le tecniche per parlare con la mente inconscia e aiutarla a farle fare ciò che tu sai essere bene per entrambi. Tu, mente che ora mi legge, capisce e ragiona, e lei, la tua compagna inseparabile, la tua fidata amica ed esecutrice fedele.

2. A parlare con gli altri, a capirli meglio e ad aiutarli ad ampliare la loro mappa mentale

3. Ma anche a difenderti dai filtri limitanti degli altri, poiché ogni volta che parlano, tu percepisci, senti quello che dicono e il tuo sistema nervoso risponde di conseguenza

4. A pulire i tuoi filtri e rendere il tutto coerente poiché (fai bene attenzione!) se il tuo dialogo interno (quella specie di grillo parlante che commenta costantemente ciò che fai, provi e dici) sarà rivolto alla soluzione ma le tue visualizzazioni (le immagini della realtà che ti crei nella mente) mostreranno situazioni in controtendenza, o viceversa, sarà come non aver fatto niente

5. A prevenire, e che il detto prevenire è meglio che curare non è solo un simpatico slogan per i denti bianchi

… e moltissimo altro ancora!

Al termine della lettura, avrai strumenti sufficienti per:

Pulire la mente da filtri che selezionano la realtà, da collegamenti automatici che innescano in modo inconsapevole e incontrollato reazioni e comportamenti.

Non dipendere dagli altri e non farti ferire emotivamente.
Intervenire sulle situazioni stagnanti, cambiare le abitudini che ti condizionano, prevenire e risolvere i problemi.

Parlare più efficacemente con le persone che ami e con gli altri in generale.
Distinguere ciò che merita da ciò che bisogna lasciarsi alle spalle.
Farti domande utili a farti raggiungere i tuoi obiettivi e a realizzare i tuoi desideri.

Possedere più potere di scelta nei pensieri e nelle azioni.
Non fare il veggente sulla vita degli altri.
Godere della tua libertà (o indipendenza) emozionale: potrai rilassare il viso e alleggerire il cuore quando lo vorrai, senza aspettare di ricevere una bella notizia!

Diventa emotivamente indipendente: programma in 21, 7 o 2 mosse

21 mosse per i prossimi 21 giorni
7 mosse per i prossimi 7 giorni
2 lezioni per me e per te

Parte prima :

Ottovolanti, mente, filtri e struttura
L’ottovolante delle abitudini
I filtri e la struttura interna
Le due menti
Il segreto per eliminare abitudini non utili
Organizziamo il da farsi

Parte seconda :

Stai attento a come parli
La grammatica emozionale
Il tempo verbale è emozionale: impara a usare l’imperfetto
Il tempo presente accelera l’apprendimento
Non esagerare ciò che vuoi cambiare
Evita il NON nei suggerimenti
L’erba voglio cresce anche nel tuo giardino
Tre lezioni importanti: voglio, devo, devi
Tieni d’occhio la fonte
E se X non portasse a Y?
Ascoltare non basta
14 responsabilità per comunicare
Le domande utili
I 5 principi
C’è un perché nel perché
Perché no? o Perché io no?
Domande utili e soluzioni
Le 3 domande utili del mattino

Parte terza :

Stai attento a cosa senti, vedi, provi, credi
Il dialogo interno
Come correggere il dialogo interno dannoso
Il leone e il grillo
Le immagini interne e le visualizzazioni
Le visualizzazioni correttive
Le visualizzazioni di preparazione
Le metafore
Le emozioni
Cambia le tue emozioni
Le credenze
La spesa intelligente

Parte quarta :

Come gestire la struttura interna 9 punti critici
1. La congruenza
2. La fisiologia è una scorciatoia
3. La paura è tua amica
4. Tu te lo meriti sempre
5. La costanza è un riflesso
6. Il focus e l’attenzione
7. Il fallimento non esiste
8. L’umorismo è il segreto per cambiare
9. L’apprendimento si fa in 4

Parte quinta :

Le relazioni con gli altri
Difenditi dagli altri
Non dipendere dall’umore altrui
Tieni a bada il veggente che è in te
Aiuta il tuo prossimo a stare meglio
Non parlare troppo o invano
Esci dal «Perché sempre a me?»

Ascolta i Grilli e Scendi dall'Ottovolante
Ascolta i Grilli e Scendi dall’Ottovolante
Manuale di indipendenza emotiva
Debora Conti
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Imparare l’ottimismo – Martin E. P. Seligman

Imparare l'Ottimismo
Imparare l’Ottimismo
Come cambiare la vita cambiando il pensiero – Nuova Edizione
Martin Seligman
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Quale è la differenza fra in ottimista e un pessimista? Di fronte ad un evento negativo l’ottimista pensa che l’evento sia passeggero, che abbia conseguenze limitate ad un ristretto ambito e che lui non abbia responsabilità. Il pessimista al contrario penserà che l’evento si perpetui nel tempo, avrà conseguenze che pervaderanno tutti gli ambiti della sua vita e che sia conseguenza di sue colpe.

Di conseguenza, l’ottimista non si arrende facilmente, il pessimista sì. Ed entrambi alla fine …. avranno ragione!

Il grado di ottimismo ha riflessi sulla tendenza a soffrire di depressione, sulle probabilità di raggiungere successo, anche sulla salute.

Ma da cosa deriva la tendenza all’ottimismo (o al pessimismo) degli individui?

Un fattore importante è l’impotenza appresa. Se vivo un’esperienza in cui non ho il controllo di ciò che mi accade in situazioni analoghe non tenterò di uscirne anche se ce ne fosse la possibilità. L’esperienza precedente condiziona le esperienze future. In prove sperimentali questo avveniva in circa due casi su tre.  Ma questo apriva la strada a nuove domande. Cosa determinava il comportamento virtuoso di chi non si arrendeva pur in presenza di esperienze precedenti di impotenza? La risposta sta nelle spiegazione che il soggetto si dà degli eventi. Se penso che gli eventi siano persistenti, pervasivi e soggettivi non mi darò alcuna speranza di poterli cambiare, se penso che siano temporanei, di portata limitata e indipendenti dalla mia persona, penserò di poter cambiare la situazione.

Il testo contiene i test utilizzati scientificamente per misurare l’ottimismo degli adulti e dei bambini. I test sono diversi sia per essere più comprensibili ai bambini sia perché i bambini sono tendenzialmente più ottimisti degli adulti.

E’ presente anche un test della depressione: l’ultimi stadio del pessimismo.

Le teorie di Seligman sono alla base del cognitivismo che fonda sia la diagnosi che la terapia su ciò che le persone pensano rispetto agli eventi: come pensi, così stai. Ristrutturando i pensieri si impara ad essere ottimisti.

La ristrutturazione avviene in cinque passaggi divisi in due fasi. 

Prima fase ABC.

Adeversity: descrivere oggettivamente, senza valutazioni e giudizi, l’avversità, l’evento, l’interferenza, la causa.

Believes: descrivere i pensieri (o credenze, non i sentimenti) relative alle cause. Quali pensieri scattano in risposta all’evento?

 Consequences: descrivere i sentimenti e le azioni che sono scaturiti.

A questo punto individua le connessioni fra eventi, credenze e conseguenze. Scoprirai che i pensieri pessimistici generano passività e quelli ottimistici energia e spinta all’azione.

Quando raggiungi la consapevolezza di avere pensieri sono pessimistici puoi combatterli con la tecnica della distrazione: distogliere l’attenzione con gesti e azioni che rompono, interrompono ed evitano lo schema automatico di pensiero. Per avere effetti più duraturi occorre mettere in pista la tecnica della discussione:  trovare le tutte argomentazioni che intaccano e mettono in discussione la credenza, sospendendo il giudizio o prendendo le distanze, cercando i riferimenti contrari. Quali sono le prove contrarie e le spiegazioni alternative? Quale è fra le tante spiegazioni plausibili la più produttiva e utile per me?  Quale ha le implicazioni più utili e positive?

Qui si passa alla seconda fase: DE

Discussion: mettere in discussione le credenze, i propri pensieri, presenta prove contrarie, seleziona le alternative più produttive.

Energization: porre attenzione alla sensazione di energia e sfruttarla efficacemente per reagire e pensare a ciò che puoi fare per cambiare la situazione.

Le emozioni e le azioni non discendono direttamente dalle avversità, ma piuttosto da ciò che si crede riguardo ad esse. Mettendole in discussione si libera energia per cambiare le emozioni e agire efficacemente.

Seligman affronta e approfondisce i riflessi dell’ottimismo nell’ambiente di lavoro e nei risultati professionali, nell’educazione dei bambini, nella scuola, nello sport, nei confronti della salute, nella politica, nella religione e nella cultura.

Approfondimenti sono dedicati a come aiutare i proprio figli a evitare il pessimismo, a diffondere l’ottimismo nelle aziende e nelle organizzazioni.

Imparare l'Ottimismo
Imparare l’Ottimismo
Come cambiare la vita cambiando il pensiero – Nuova Edizione
Martin Seligman
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100 regole per motivare gli altri – Steve Chandler e Scott Richardson

Autore: Steve Chandler – Scott Richardson

Titolo: 100 regole per motivare gli altri –

“Come riescono i grandi leader a ottenere risultati incredibili senza far impazzire i propri collaboratori”

Editore: Avallardi

Commento:

riporto il commento che si trova in quarta di copertina:

“E’ difficile credere che tanta saggezza, esperienza, e conoscenza possano essere racchiuse in un libro di così agevole lettura. E’ un viaggio nella pura essenza di ciò che davvero funziona”

Ron Hulnick, rettore dell’Università di Santa Monica (California)

100 brevi consigli di cui fare tesoro seguendo l’invito degli autori: il modo giusto è fare pratica. Fra le 100 regole prendine una manciata e usale, mettile alla prova, vedi cosa riesci a ricavare e analizza i risultati. Così otterrai quello che vuoi: persone motivate.

Ecco alcuni esempi:

Se c’è un problema, sei tu il problema, stai scaricando le ansie sugli altri.

Non si gestiscono le persone, ma gli accordi con le persone

Ogni giorno decidi cosa fare accadere oggi.

Usa il rinforzo positivo

Focalizza l’azione verso gli obiettivi importanti invece di “spengere i fuochi” (occuparti delle urgenze).

Loda il risultato e non lo sforzo.

….

100 Regole per Motivare gli Altri
100 Regole per Motivare gli Altri
Come riescono i grandi leader a ottenere risultati incredibili senza far impazzire i propri collaboratori
Steve Chandler

Dimmi di più…

La Musica in testa – Giovanni Allevi

Autore: Giovanni Allevi

Titolo: La musica in testa

La musica in testa

Editore: Rizzoli 24/7

Commento:

Dalla prima volta che l’ho visto in un programma televisivo mi ha incuriosito. Quando ho visto il libro in libreria ho iniziato a sfogliarlo con curiosità. Da ogni pagina che leggevo riuscivo a fare dei collegamenti con lo sviluppo personale. In questo “diario” c’è il sogno da realizzare, il fallimento, la perseveranza, l’emozione, il potere delle convinzioni, PNL inconsapevole.

Il linguaggio del cambiamento – Paul Watzlawick

Il Linguaggio del Cambiamento
Paul Watzlawick
Elementi di comunicazione terapeutica

Le parole, e più in generale, la comunicazione, influiscono sullo stato d’animo, le opinioni, i sentimenti, ma hanno anche effetti molto concreti a livello fisico. Fin dall’antichità (anche) la comunicazione veniva utilizzata per curare.  Le parole, dunque, ristrutturano la realtà e da questa ristrutturazione possono derivarne anche conseguenze tangibili, fisiche.

Ciascuno vive la propria immagine della realtà. La realtà oggettiva non può essere colta, ciascuno si crea il proprio reale e tale immagine di realtà può essere sovvertita dalla comunicazione, o meglio, da un certo tipo di comunicazione.

Quale? Quella che utilizza l’evocazione, l’emozione, i giochi di parole, i motti di spirito. Quella che parla all’emisfero destro del nostro cervello.

Numerosi esperimenti dimostrerebbero che il nostro organo cerebrale è composto da “due cervelli”: il destro coglie la totalità dei contesti, è legato al mondo dei sensi, delle sensazioni, delle immagini, della non linearità e domina il sinistro nel contribuire all’immagine del mondo che il soggetto fa sua; il sinistro domina il dettaglio, il calcolo, l’argomentazione.

Watzlawick riporta molte prove sperimentali che confermerebbero la teoria dei “due cervelli”.

L’immagine del mondo è la sintesi delle miriadi di esperienze, influenze e di ciò che da esse ne deriva: interpretazioni, convinzioni, attribuzioni di senso e di valore agli oggetti delle nostre percezioni. L’immagine del mondo è il risultato della comunicazione.

La traduzione dell’esperienza del mondo nella sua immagine è un’attività solta dell’emisfero destro.

L’intervento terapeutico, volto a restituire ai soggetti una visione più produttiva per loro (si noti, non quella reale, ma quella più produttiva) non può essere combattuta con le armi e la logica dell’emisfero sinistro, come si sarebbe tentati di pensare (mai provato a convincere qualcuno su basi esclusivamente razionali?), bensì il cambiamento può avvenire solo coinvolgendo l’emisfero destro utilizzando principalmente tre tecniche:

  1. impiego delle forme linguistiche dell’emisfero destro
    • giochi di parole
    • motti di spirito
    • forme linguistiche immaginose (immagini, evocazioni, metafore, citazioni)
    • utilizzo del paraverbale: ritmo lento, monotono
    • linguaggio ipnotico e poetico, rime, somiglianze fonetiche, forme positive, forme simmetriche, utilizzo di un particolare per significare il tutto
    • Allusioni, sottintesi, eufemismi

di cui Watzlawick fornisce ampi e numerosi esempi.

2. blocco dell’emisfero sinistro

  • tecnica della confusione: fornire un numero elevato di informazioni confuse e disomogenee tale da produrre un sovraccarico dell’emisfero sinistro e aprire l’accesso al destro.
  • prescrivere il sintomo: chiedere al paziente, secondo il principio similia similibus curantur (i simili si curano con i simili), di prodigarsi nel fare qualcosa che acuisce il sintomo, ossia la conseguenza negativa della sua visione del mondo, creando così un doppio legame dal quale il soggetto può uscire solo contraddicendo la propria visione. Il doppio legame consiste nel fatto che, o non guarisce e continua a soffrire o, per guarire, deve acuire la sofferenza: la soluzione diventa il problema, di fronte a questo paradosso non c’è via di uscita se non quella di rompere la vecchia visione del mondo e adottarne un’altra, più produttiva.
  • spostamento dei sintomi: è simile alla precedente, ad esempio si chiede al soggetto di adottare il comportamento indesiderato in determinate ore del giorno, questo dà al soggetto la percezione di controllabilità del comportamento: anche se il problema rimane, diventa controllabile. Non è detto, anzi non è opportuno, che il soggetto guarisca completamente, secondo il principio del “residuo irrisolto“ il terapeuta deve far intendere che una parte, seppur piccola, del problema rimarrà irrisolta, per togliere l’illusione della completa guarigione e dare fiducia al paziente nella propria autonomia e capacità di superare da sé il problema.
  • illusione delle alternative: proporre due alternative che sembrano tali ma in realtà obbligano verso un’unica direzione: “vuole venire a capo del problema fra due settimane o fare una pausa e prendersi un tempo più lungo?” il presupposto è che il problema sarà risolto, si fa un passo in avanti verso l’accettazione del cambiamento
  • ristrutturazioni: dare un significato diverso, ma sempre centrato sulla visione del mondo del soggetto e trasmesso nel suo linguaggio; per questo il diverso significato è accettato ma rende visibili prospettive diverse e rompe l’illusione della esaustività della visione del mondo adottata dal soggetto.  Ad esempio si prescrive al bambino che si succhia il pollice di succhiarsi in egual misura tutte le altre dita o allo studente svogliato di studiare solo in una fascia oraria stabilita dallo studente stesso e assolutamente non dovrà farlo al di fuori di quella fascia.  La ristrutturazione provoca, nella visione del mondo del soggetto, la necessità di respingerla, ed è proprio il provocare questa necessità il fine ultimo della terapia. Se semplicemente si dicesse al soggetto di non comportarsi in un certo modo le probabilità di successo sarebbero bassissime perché ogni argomentazione non scalfirebbe la sua immagine del mondo, anzi l’ingiunzione verrebbe fermamente respinta e la visione rafforzata.

3. prescrizioni di comportamento specifiche

  • Uno dei modi per indurre il cambiamento è quello di generare o illuminare il soggetto su fatti che non possono essere integrati nella sua immagine del mondo richiedendo così una modifica parziale della stessa. La tecnica che induce il cambiamento è quella di provocare attivamente questi eventi attraverso la prescrizione di comportamenti. Questa diventa quindi una terza via di accesso all’emisfero destro e all’immagine del mondo che si è dato.

La regola che produce il cambiamento viene introdotta dall’esterno, ma non attraverso spiegazioni e interpretazioni, tipiche della psicoterapia “tradizionale”, ma appunto attraverso la prescrizioni di comportamenti che siano nello stesso tempo integrate e incompatibili con la visione del mondo del soggetto. Questo effetto lo si può ottenere portando all’estremo la sua visione. Al soggetto che deve fare continuamente docce si chiede di cambiare asciugamano e sapone ad ogni lavaggio (così da rendere quasi impossibile la soddisfazione del suo impulso e portare in superficie l’assurdità del suo comportamento), allo studente perfezionista, in quanto ossessionato dalla paura di sbagliare, si chiede di rendersi intenzionalmente ridicolo in pubblico (facendo emergere quanto ridicola sia la sua necessità di prendersi sul serio), al soggetto fobico si chiede di fermarsi ad un metro di distanza dall’oggetto della sua fobia (relativizzando il problema e rendendolo in qualche modo controllabile dal soggetto)

Vincere le resistenze

Come è possibile far compiere a soggetti razionali azioni assurde e puerili come quelle indicate sopra?

E’ fondamentale che le richieste richiedano uno scarso sforzo e dispendio di energie. Ma anche con queste precauzioni spesso si leva la resistenza espressa in termini di “voglio guarire, mi chieda di fare tutto, ma questo no!”.

Per vincere tali resistenze si utilizzano queste tecniche:

  • adottare il linguaggio del paziente
    • comprendere le aspettative, le speranze le paure, i pregiudizi del soggetto, il suo canale percettivo preferito per porre le premesse di un accordo e porsi nella sua visione del mondo
  • utilizzare la sua resistenza
    • interpretare ogni insuccesso e resistenza come prova del successo e, come detto precedentemente, utilizzare e provocare la resistenza portando all’estremo le conseguenze della visione del mondo del soggetto in modo che sia egli stesso obbligato a rifiutarla o, quanto meno, a modificarla. Ad esempio, al soggetto che si lamenta in quanto non nota miglioramenti, pur presenti, si prescrive di non menzionare mai i progressi ottenuti ma di affermare che nulla è cambiato. Quando il soggetto dirà di non migliorare lo si loda per il progresso e la collaborazione.
  • ricorrere alle anticipazioni
    • Anticipare quel che il cliente potrebbe dire o un suo atteggiamento positivo per niente scontato: “lo troverà insensato ma si potrebbe …”, “So che le piacerà…”, “non vorrei dire che…”; la prescrizione deve essere facile da eseguire ed espressa dal terapeuta con tono “giusto”, ripetitivo, monotono, circostanziato, con lentezza e chiarezza, come farebbe un ipnotizzatore.

Rituali

Il rituale  parla un linguaggio accessibile all’emisfero destro.  In terapia è una sorta di controgioco che distrugge il gioco originale, un rito sano che si sostituisce ad uno improduttivo.

Ma quale è la prescrizione o il rituale o la terapia giusta per il soggetto?

La soluzione deriva dall’osservazione di ciò che il soggetto ha fatto fino a quel momento per risolvere il suo problema, in quanto questa, di solito, non fa altro che far perdurare il problema, portando ad un circolo vizioso.

Quanto deve durare l’intervento?

Si potrebbe dire per sempre in quanto i cambiamenti non sono mai definitivi, non si deve puntare all’illusione di una guarigione totale ma piuttosto a dare al soggetto la capacità di convivere bene con il problema. Solo il successo nel trattare  i problemi, non un mondo senza problemi, può essere l’obiettivo di una terapia consapevole delle proprie responsabilità.

Il Linguaggio del Cambiamento
Paul Watzlawick
Elementi di comunicazione terapeutica